set 30 2009
Luoghi che scompaiono in un mare di bit
Neanche un’ora fa stavo pensando al fatto che non frequento più Second Life come qualche mese fa. Certamente questo è dipeso anche dagli impegni, ma in larga parte anche dalla perdita di contatto con tutte le persone incontrate nel metaverso, con cui ho trascorso molte ore di divertimento e socialità. Questa mattina poi ho ricevuto avviso che la sim di Post Utopia sta per chiudere e non ho potuto far altro che collegarmi in SL e farmi una passeggiata di addio tra le piattaforme di questa singolare isola, in cui per un buon trimestre ho conversato, giocato… insomma: vissuto. Pensavo proprio di scrivere qualcosa riguardo allo straniamento provocato dall’avatar. Volevo scrivere: non essendo Second Life un gioco, come la maggior parte crede, manca completamente di quell’effetto immersivo di immedesimazione con il protagonista o personaggio di un comune gioco di ruolo. Avviene ossia uno sdoppiamento tra te “picchiatasti” come si dice in gergo e la bambolina che comanda, che vive i luoghi al posto tuo. Questo almeno finché la tecnologia non ci verrà incontro con tecnologie più immersive.
Passeggiando invece per Post Utopia per l’ultima volta mi sono reso conto che nuovamente la distinzione tra reale e virtuale cade. Vedo questi spazi e a essi sono associati ricordi veri, sensazioni ed emozioni vere. Il confine è diventato così sottile tanto da scomparire. L’unica vera differenza resta che basta un click e nel metaverso tutto scompare come se non fosse mai esistito prima. Anche un luogo fisico però può cambiare e radicalmente. Ho l’impressione che i nostri veri metaversi siano nella nostra mente.






