Hitler era innocente
Aldo Moscatelli
I Sognatori, 10.5 €
Onde evitare possibili fraintendimenti legati al titolo del libro (soltanto leggendo l’opera è possibile coglierne il significato più profondo), tengo a precisare che “Hitler era innocente” non è affatto un romanzo politico o politicizzato.
Il fine dell’opera è esclusivamente quello di conservare il tragico ricordo dell’Olocausto e di tutti coloro che perirono nei lager. Il nero totale e totalizzante della copertina, al riguardo, è teso a sottolineare l’oscurità del periodo storico preso in esame, il buio che inghiottì la civiltà e la ragione umane, e che persiste ancora oggi a mietere nuove vittime, e a produrre nuovi carnefici. (Aldo Moscatelli)
Seguo la storia editoriale di Aldo Moscatelli da quasi tre anni ormai e durante questi lunghi mesi abbiamo costruito un rapporto di stima reciproca e scambi intellettuali. Non è un mistero che biblios sia nato in parte come conseguenza di questo scambio.
Non tradirò pertanto la stima, mantenendomi coerente nella mia linea di condotta e onestà intellettuale, rimanendo assolutamente obiettivo nell’affrontare questa recensione.
Prima, tuttavia, non posso fare a meno di menzionare la gamma ambigua di impressioni che emergono all’idea di scrivere di Aldo. Se da un lato infatti c’è Moscatelli scrittore, dall’altro c’è Moscatelli blogger, editorialista ed editore. La mia stima è nata innanzitutto nei confronti della seconda figura, anche perché l’esordio de “L’orologio di cenere” non mi ha mai colpito particolarmente, anzi l’ho sempre considerato come un passo falso. Impressione che è aumentata a dismisura con la lettura dell’inarrivabile “Il cimitero dei giocattoli inutili”.
Ho affrontato la lettura di Hilter era innocente con una buona dose di scetticismo e ambiguità, non solo per i motivi già illustrati, ma anche perché l’argomento trattato non è uno dei miei favoriti. Certo, Schindler’s List resta uno dei miei film preferiti in assoluto, ma non tanto perché tratti dell’Olocausto, ma per le vicende umane, di profonda drammaticità, presentate da Spielberg. E’ la stessa sensazione che ho provato leggendo Hilter era innocente.
Il mio plauso va, innanzitutto, ancora una volta al coraggio dei Sognatori nel presentare un’opera del genere. Per primo, nel sacrificare l’inquietante e bellissimo dipinto di Francesca Santamaria, che sarebbe stata una degnissima copertina e che invece orna la prima pagina per lasciare spazio a un uniforme e insondabile cartoncino nero. Secondo, quel titolo, aperto a fraintendimenti e che ovviamente ha un preciso significato ben più profondo di quello che potrebbe apparire all’occhio superficiale.
Parlavo dell’umanità che traspare da quest’opera, paragonabile al film capolavoro di Spielberg. Quello che rende il libro di Aldo un capolavoro indiscusso (tanto per essere chiari), è che non tratta di eroi, giusti o come di si voglia, ma di persone, di esseri umani con luci e ombre, calate in un contesto tristemente noto a tutti, benché ci sia ancora qualcuno che lo voglia negare. La capacità di mostrare plausibilmente come una persona possa affrontare l’inferno, senza retorica o facilonerie, non è davvero da tutti. E in questo Aldo si è dimostrato pienamento maturo, perfetto architetto di verosimile umanità, molto più della maggior parte dei sedicenti scrittori italici.
Sarebbe impossibile scendere nel dettaglio, che sconfinerebbe nell’analisi piuttosto che rimanere una recensione. Pertanto lascio soltanto un passaggio, che illumini almeno il significato del titolo, veramente azzeccato:
“Adolf Hilter è innocente, amici miei. Ve lo dico io. Ci ho messo un po’ a capirlo, ma alla fine mi è parso chiaro: Hilter è arrivato, un bel giorno, e ha iniziato a raccontare stronzate. Il popolo gli ha creduto, e lo ha eletto. Non ha spianato i fucili per ottenere la fiducia dei tedeschi. Li ha convinti con le premesse, con le belle parole. Che gran fregatura!”
Per tutti quelli che vedono inquietanti similutidini con il mondo di oggi e che conoscono il caro prezzo della dimenticanza.