ago 27 2008
Isaac Asimov e il futuro dell’umanità
In questi giorni in cui la minaccia di una nuova guerra fredda appare sempre più concreta, trovo che le parole di Asimov di quasi vent’anni fa siamo più che mai attuali.
ago 27 2008
In questi giorni in cui la minaccia di una nuova guerra fredda appare sempre più concreta, trovo che le parole di Asimov di quasi vent’anni fa siamo più che mai attuali.
ago 25 2008
L’uccello che girava le viti del mondo
Haruki Murakami
SuperET Einaudi, 16.5 €
Il protagonista è un giovane giapponese che ha appena lasciato volontariamente il lavoro in uno studio di avvocati. È felicemente sposato con una donna in carriera. Tutto ha inizio da due episodi insignificanti: il gatto di casa scompare e l’uomo riceve la telefonata anonima di una donna che con voce sensuale gli chiede un incontro. A partire da quel momento la sua vita, fino ad allora normalissima, inizia a subire una strana trasformazione. Intorno alui compaiono personaggi sempre più strani, e la realtà – il reale – inizia a degradarsi in qualcosa di fantasmagorico.
Surreale. E’ l’unica definizione che riesco a trovare calzante per questo romanzo. Anzi meta-romanzo. E’ un libro composto di storie e personaggi che si intrecciano in modi improbabile attraverso una sottile e impalpabile ragnatela onirica. “L’uccello che girava le viti del mondo” non è la storia di Toru Okada (sbagliata la scelta secondo me da parte della traduttrice di riportare i nomi dei personaggi secondo l’uso giapponese, antemponendo il cognome al nome), ma un caleidoscopio di sogni, persone e vissuti che ruotano intorno al protagonista.
Sublimi i momenti narrativi più intimistici e riflessivi, parto di una mente acuta attenta al dettaglio e capace di dipingere con pennellate lievi affreschi quotidiani eterei ma perfettamente plausibili. Murakami si conferma ancora penna elegante e asciutta.
I comprimari si potrebbero definire i veri protagonisti della narrazione, ognuno apporta il proprio carattere e la propria storia. Lo stile è il più eterogeno che si possa incontrare, dal racconto orale, ai carteggi e perfino a forme di comunicazione tipiche di internet, la chat e l’e-mail. La considerevole mole del romanzo ha permesso a Murakami di sperimentare registri diversi e di arricchire la narrazione con storie dentro la storia.
Il motivo per cui non riesco a dare il voto massimo è dovuto alla terza parte. Se “L’uccello che girava le viti del mondo” fosse limitato alle prime due parti o presentasse una terza al livello delle precedenti si potrebbe senza alcuna riserva definire un capolavoro. Invece nelle ultime duecento pagine il racconto sembra accusare una certa stanchezza e frammentarietà. E’ comunque un’opera pregevole di alto livello, che va affrontata in un momento sereno per poter essere apprezzata nella sua complessità e mole.
ago 16 2008
Mi devo scusare pubblicamente per un piccolo malinteso sorto attorno a questo post, riporto la risposta di Sean MacMalcom che non è riuscito a postare direttamente nei commenti:
Pur non apprezzando le polemiche, sento la necessità di offrire una piccola dichiarazione stampa a seguito di mie parole mal riportate, se non addirittura stravolte, probabilmente per mia incapacità nel proporre il mio punto di vista e nel farmi intendere, all’interno del blog The Cottage, scoperte per puro caso grazie a Google. Nell’intervento dell’autore, Zeruhur, il quale a sua volta desiderava rifarsi ad un mio intervento nel blog Il castello di Mirtillangela rilevo implicitamente dichiarata una mia presunta posizione di contrasto verso Robert E. Howard: in particolare nelle parole “non ritengo lo scrittore di Cross Plains emblema dell’approssimazione e della sciatteria” in risposta al mio intervento dal quale l’autore prende legittimamente le distanze, sembra evidentemente sottolineato come sia io a considerare Howard quale “emblema dell’approssimazione e della sciatteria”.
Questo è assolutamente falso.
Come sicuramente chi segue questo mio modesto impegno creativo comprende bene, la mia venerazione per l’operato di Robert E. Howard sfiora l’integralismo religioso e mai lo assocerei a parole quali “approssimazione” o “sciatteria”. Come sopra accennato, non ritengo esista malizia nelle dichiarazioni di Zeruhur ma, semplicemente, una non chiara comprensione fra me e lui, probabilmente in conseguenza di una mia incapacità comunicativa.
Chiarita la posizione comune pare superfluo aggiungere altro se non le mie scuse a Sean.
ago 11 2008
I once had a girl, or should I say, she once had me…
She showed me her room, isn’t it good, norwegian wood?
She asked me to stay and she told me to sit anywhere,
So I looked around and I noticed there wasn’t a chair.
I sat on a rug, biding my time, drinking her wine
We talked until two and then she said, “It’s time for bed”
She told me she worked in the morning and started to laugh.
I told her I didn’t and crawled off to sleep in the bath
And when I awoke, I was alone, this bird had flown
So I lit a fire, isn’t it good, norwegian wood.