mag
31
2008
Finalmente sono riuscito a trovare in edicola la rivista Che Libri, ormai ahimé al secondo numero, il primo praticamente impossibile da reperire mi è scomparso sotto il naso. Quindi non posso fare un bilancio, né tanto sottolineare i miglioramenti apportati (sempre che ce ne siano, l’editoriale accennava a qualcosa in merito).
Innanzitutto non colgo l’obiezione fatta da alcuni. Che Libri non è necessariamente una rivista accattivante e superficiale. Non siamo al livello di contenuto di Pulp Libri (che però, pur essendo un prodotto editoriale ottimo rischia di risultare troppo elitario), però non stiamo neanche parlando della risicata pagina domenicale dei quotidiani nazionali. Il confronto migliore che mi viene in mente: Che Libri è una versione graficamente più curata e più espansa dell’inserto settimanale de La stampa, Tuttolibri (per chi fosse curioso ricordo che l’edizione corrente è sempre disponibile in pdf, gratuitamente sul sito della testata).
Insomma, anche se qualcuno ha obiettato sulla fantomatica superficialità della rivista, bisogna ricordare che nasce con l’intento non facile di diffondere la cultura della lettura (e non del libro, prodotto editoriale inteso). Impresa encomiabile che sembra presentare molti rischi: non solo probabilmente la rivista è conosciuta per passaparola tra i lettori, ma nelle edicole non è per niente visibile, tanto che ho dovuto richiederla all’edicolante. Quindi ero già a conoscenza della sua esistenza e non l’ho scoperta casualmente sugli affollati banchi dell’edicola.
Pertanto il mio consiglio è di tuffarsi in edicola a comprarlo e seguire i primi mesi di vita di questo neonato che molto potrebbe dare all’asfittico panorama delle riviste culturali.
Se si vuole qualcosa di più approfondito sicuramente Pulp Libri è una scelta migliore, altrimenti se si vuole fruire di recensioni scritte con tutti i crismi e la capacità argomentativa di critici di mestiere la scelta non può che ricadere su L’Indice. Qui però si parla di una rivista dai contenuti decisamente elitari per i miei gusti.
mag
30
2008
Lyra vive al Jordan College di Oxford. Ma il mondo di Lyra è ben diverso dal nostro. Oltre l’Oceano c’è l’America, ma lo stato più importante di quelcontinente si chiama Nuova Francia; giganteschi orsi corazzati regnano sull’Artico; lo studio della natura viene chiamato “teologia sperimentale”. E soprattutto ogni essere umano ha il suo daimon: un compagno, una parte di sé di sesso opposto al proprio, grazie al quale nessuno deve temere la solitudine. Ma questo mondo sta per attraversare un periodo critico…
Ho aspettato qualche tempo prima di affrontare la stesura di questo commento. Avevo la necessità di metabolizzare contenuto e impressioni suscitate, ma soprattutto volevo essere assolutamente onesto.
La bussola d’oro è un bel libro e un buon romanzo fantasy. Non mi è piaciuto. Discernere tra la qualità intriseca dell’opera e il mio grado di apprezzamento è stato difficile, ma è in dubbio che Pullman sia uno scrittore con i fiocchi e che le idee presentate non siano da sottovalutare.
La bussola d’oro è ambientato in un mondo parallelo dove ciascuna persona possiede un diamon (accezione assolutamente socratica del termine), ossia un famiglio mutaforma che altri non è che l’anima dell’individuo. Il secondo punto a favore dell’ambientazione è la strizzata d’occhio allo steampunk, giacché il mondo rappresentato è una versione vagamente steam dell’epoca edwardiana. Pertanto aeronavi e diribili in quantità in questa avventura. Poi c’è la magia, o meglio un parco di creature magiche che non è legato ai classici clichè del genere.
Infine il punto di forza e di debolezza del romanzo, la presenza della Chiesa come avversario dei protagonisti (rappresentata qui dal Magisterium, una specie di concilio, dato che in tempi passati l’ultimo papa sul soglio è stato Calvino che l’ha abolito).
Pare però pretenzioso dichiarare che La bussola d’oro abbia molteplici livelli di lettura, in realtà ne ha solo due: uno per l’infanzia e uno adulto. Tuttavia a mio parere i bambini non possono apprezzare certi riferimenti e certe fascinazioni, mentre gli adulti si trovano di fronte a un’avventura che sarebbe perfettamente godibile se non avesse la protagonista più insulsa che abbia mai incontrato e parecchi buchi e salti narrativi. In più, il finale è sospeso rimandando al secondo volume della trilogia.
Di per sé nulla di male, dirà qualcuno, anche Tolkien l’ha fatto. Peccato che il buon professore avesse inteso Il signore degli anelli come opera unica, poi spezzata dall’editore, mentre qui la puzza di commercio aleggia nell’aria.
Per chi è adatto La bussola d’oro? Sostalziamente per tutti, con la clausola che un adulto deve aspettarsi idee elaborate poi sviluppate in modo semplice, quando non banale.
Comunque giudizio obiettivamente positivo.
mag
21
2008
Neil Gaiman
Death: l’alto costo della vita
Planeta DeAgostini 9,95 €
Veramente fuori dal comune la Morte di Gaiman. E’ una ragazza simpatica e un po’ (tanto) dark, di ottimo carattere e amante della vita!
La caratterizzazione di Death è così strepitosa da avere sorpassato la popolarità di Sogno, il suo fratellino sulle pagine del fumetto cult Sandman.
Death è la seconda nata di una famiglia di personificazioni antropomorfe. Suo fratello maggiore è Destino e fratelli e sorelle minori sono Sogno (Sandman), Distruzione, Desiderio, Disperazione e Delirio. Gli Eterni (The Endless, nell’originale), non sono propriamente dei, ma personificazioni di ciò che rappresentano. Ciascuno di essi ha un suo reame e Death ovviamente e colei che preleva le persone per farle “proseguire”.
In questa miniserie che la vede protagonista assoluta si viene a conoscenza di come una giorno ogni secolo umano Death assume spoglie mortali per compendere il valore delle vite che prende.
La qualità della sceneggiatura di Gaiman è eccellente e i disegni a supporto puliti, lontano dagli sperimentalismi propri della serie Sandman che a volte si sono rivelati piuttosto disturbanti. Un volumetto da avere assolutamente per i fan di Gaiman e per quelli di Sandman.
mag
16
2008
Anthony Stark è un inventore geniale e miliardario col vizio delle donne (tante) e delle attività filantropiche. Ereditato patrimonio e ingegno dal padre scomparso in un incidente d’auto, Tony (per amici e amichette) conduce e amministra le Industrie Stark, produttrici e prime fornitrici di armi per il governo americano. Durante un test in medioriente, per verificare l’efficienza di un’arma sperimentale, viene catturato da un gruppo di estremisti. Ferito al cuore da una scheggia è soccorso e curato da Yinsen, un fisico esperto di cibernetica che gli applica un organo artificiale. Obbligato dai guerriglieri a costruire un’arma invincibile per la loro causa, Tony progetta in segreto un’armatura per fuggire alla prigionia. Rientrato negli Stati Uniti è deciso a cambiare vita, a riparare alle ingiustizie e a “industriarsi” a favore dei più deboli. Perfezionata l’armatura con la tecnologia avanzata diventa Iron Man, un (super)eroe “umano, troppo umano”.
Nel panorama dei film superoistici emersi a legioni negli ultimi 8 anni. difficilmente si può credere che si possa realizzare ancora un prodotto se non fresco almeno non stantio e con la sua ragione d’essere.
In questo Iron Man è stata una sorpresa piacevole (in realtà annunciata dai riscontri positivi di pubblico e critica), merito soprattutto degli attori giusti al posto giusto, in prima linea Robert Downey Jr. che riemerso dall’abisso offre un’interpretazione intensa ma anche ironica e a tratti leggere, in perfetta linea con il personaggio creato dalla Marvel.
Il tema a supporto del blockbuster (perché altro non vuole essere che intrattenimento) è quello della guerra e delle armi, sottolineato dalla trasformazione interiore di Tony Stark, che però, caso unico nel suo genere, pur cambiando il proprio punto di vista (possiamo dire morale?) non perde la sua irresistibile pelle di mascalzone donnaiolo ed egocentrico. Chi altri se non Downey poteva interpretare il geniale magnate. A sua stessa detta, con presunzione, nessuno. Come per dire che in fondo tra personaggio e attore non c’è una confine netto.
Bravi anche gli attori di supporto, soprattutto la Paltrow a suo agio nei panni dell’assistente di Stark, un po’ meno gli altri.
L’unico vero neo del film è nell’immancabile scena dello scontro finale con il villain, che è superflua e trita. Purtroppo pare impensabile, data la matrice, che la battaglia potesse essere eliminata dalla sceneggiatura. Una pellicola comunque al livello con il primo X-men o con il primo Spider-man, anni luce lontano dal Batman di Nolan.
mag
12
2008
Anche quest’anno sono riuscito a organizzare con il mio gruppo di bibliofili una puntata a Torino per il classico appuntamento maggiolino della Fiera Internazionale del Libro.
Nessun incidente e clima sostanzialmente disteso nonostante le minacce, le manifestazioni (in realtà del giorno precedente) e la discreta presenza delle forze dell’ordine.
Come al solito i quattro padiglioni del Lingotto erano ricolmi di conferenze, reading, laboratori e ovviamente centinaia di stand di editori, dai giganti ai minuscoli.
La più grande delusioni e disappunto però è stata constatare l’assenza di sconti interessanti sui titoli in vendita, fattore che secondo me avrebbe contribuito non poco a far lievitare l’entusiasmo degli acquirenti e quindi il volume delle vendite. Ho avuto anzi l’impressione che molti, avendo già pagato un consistente prezzo di ingresso si siano poi limitati con le spese.
Personalmente io ho comprato pochissimo ma oculatamente
Due titoli che cercavo da parecchio tempo, il secondo in verità reperibilissimo ma al prezzo pieno di 30 euro, mentre sono riuscito a spuntare uno sconto del 20%.
Purtroppo come sempre è mancato il tempo per girare tra gli stand e seguire anche gli incontri, pertanto ci siamo limitati a un paio, interessanti ma forse non tra i più significativi…