Archive for dicembre, 2007

dic 25 2007

Published by Zeruhur under avvisi, cultura

 

Auguro a tutti un Buon Natale!

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Agli altri blogger che mi seguono

Agli amici (vicini e lontani, che ho incontrato o no)

 

E nello spirito consueto del Cottage la nota storica-culturale sull’uso dell’abete (tratto da wikipedia):


L’immagine dell’albero (specialmente sempreverde) come simbolo del rinnovarsi della vita è un tradizionale tema pagano, presente sia nel mondo antico che medioevale e, probabilmente, in seguito assimilato dal Cristianesimo. La derivazione dell’uso moderno da queste tradizioni, tuttavia, non è stato provato con certezza. Sicuramente esso risale almeno alla Germania del XVI secolo. Ingeborg Weber-Keller (professore di etnologia a Marburgo) ha identificato, fra i primi riferimenti storici alla tradizione, una cronaca di Brema del 1570, secondo cui un albero veniva decorato con mele, noci, datteri e fiori di carta. La città di Riga è fra quelle che si proclamano sedi del primo albero di Natale della storia (vi si trova una targa scritta in otto lingue, secondo cui il “primo albero di capodanno” fu addobbato nella città nel 1510).

Precedentemente a questa prima apparizione “ufficiale” dell’albero di natale si può però trovare anche un gioco religioso medioevale celebrato proprio in Germania il 24 dicembre, il “gioco di Adamo e di Eva” (Adam und Eva Spiele), in cui venivano riempite le piazze e le chiese di alberi di frutta e simboli dell’abbondanza per ricreare l’immagine del Paradiso. Successivamente gli alberi da frutto vennero sostituiti da abeti poiché quest’ultimi avevano una profonda valenza “magica” per il popolo. Avevano specialmente il dono di essere sempreverdi, dono che secondo la tradizione gli venne dato proprio dallo stesso Gesù come ringraziamento per averlo protetto mentre era inseguito da nemici. Non a caso, sempre in Germania, l’abete era anche il posto in cui venivano posati i bambini portati dalla cicogna.

L’usanza, originariamente intesa come legata alla vita pubblica, entrò nelle case nel XVII secolo ed agli inizi del secolo successivo era già pratica comune in tutte le città della Renania. L’uso di candele per addobbare i rami dell’albero è attestato già nel XVIII secolo.

Per molto tempo, la tradizione dell’albero di Natale rimase tipica delle regioni a nord del Reno. I cattolici la consideravano un uso protestante. Furono gli ufficiali prussiani, dopo il Congresso di Vienna, a contribuire alla sua diffusione negli anni successivi. A Vienna l’albero di Natale apparve nel 1816, per volere della principessa Henrietta von Nassau-Weilburg, ed in Francia nel 1840, introdotto dalla duchessa di Orleans.

A tutt’oggi, la tradizione dell’albero di Natale, così come molte altre tradizioni natalizie correlate, è sentita in modo particolare nell’Europa di lingua tedesca (si veda per esempio l’usanza dei mercatini di Natale).

Nei primi anni del Novecento gli alberi di Natale hanno conosciuto un momento di grande diffusione, diventando gradualmente quasi immancabili nelle case dei cittadini sia europei che nordamericani, e venendo a rappresentare il simbolo del Natale probabilmente più comune a livello planetario. Nel dopoguerra il fenomeno ha acquisito una dimensione commerciale e consumistica senza precedenti, che ha fatto dell’albero di Natale un potenziale status symbol e ha dato luogo, insieme alle tradizioni correlate, alla nascita di una vera e propria industria dell’addobbo natalizio.

 

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dic 24 2007

Volto Nascosto n°3: Amore e morte

Published by Zeruhur under fumetti

A Roma si prepara l’invio di nuove truppe in Africa, e Vittorio è tra i candidati a partire. Matilde, spaventata da questa prospettiva, cerca di convincere il Generale Orsini dello Stato Maggiore, incaricato di stilare gli ordini di partenza, a non includere Vittorio nella lista. Ugo, seppure malvolentieri, accetta di aiutarla mettendole a disposizione una villa disabitata che il suo studio amministra per conto di un ex deputato allontanatosi da Roma. L’incontro clandestino tra Matilde e Orsini non ottiene il risultato sperato e ha conseguenze tragiche…

Il terzo capitolo della saga italo-africana di Manfredi è ancora ambientata a Roma, dove tra scontri fra nobili e fatti di sangue, continua a dipanarsi una trama che ancora non mostra il bandolo della matassa. Per ora l’intera trama è decisamente versata sul fuiletton avventuroso, però ho ancora fiducia in uno sviluppo più approfondito dei personaggi.

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dic 23 2007

Secret Window

Published by Zeruhur under cinema

Un film di David Koepp. Con Johnny Depp, John Turturro, Maria Bello, Timothy Hutton, Ving Rhames, Charles Dutton. Genere Thriller, colore 95 minuti. – Produzione USA 2004.

Mort, celebre scrittore, attraversa un periodo nero: ha appena divorziato, non riesce a scrivere niente, dorme tutto il giorno. Sembra il fondo, ma può andar peggio, e infatti compare il misterioso John Shooter, che manoscritti alla mano lo accusa di avergli copiato un racconto. L’uomo non è molto propenso a discutere la cosa civilmente.

Come spesso nella produzione kinghiana (da cui è tratto questo film), la storia di uno scrittore in crisi che affronta i propri fantasmi. Tema evidentemente caro allo scrittore americano, qui riproposto da Koepp, già sceneggiatore di alcuni film di Spielberg (tra cui Jurassic Park), qui anche in veste di regista. Per quanto Johnny Depp e John Turturro diano parecchio spessore grazie alle loro qualificate interpretazioni, la sensazione di deja-vu non abbandona mai la visione del film, che si riduce in sostanza alla classica trama kinghiana, o peggio del classico “giallo del sabato sera”.
Responsaibilità maggiore in questo ha sicuramente la materia prima, uno scrittore sopravvalutato e ripetitivo che hollywood si ostina a propinarci sotto forma di pellicola. Ma evidentemente i picchi raggiunti da Kubrick sono difficilmente scalabili un’altra volta.

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dic 22 2007

Oxygene

Published by Zeruhur under musica

Mentre da un buon lustro i teutonici Tangerine Dream solcano gli insodabili vuoti siderali con sinfonie inquietanti ed enigmatiche, Jean Michel Jarre, un ragazzo francese di ventotto anni, sfrutta a fondo le potenzialità degli allora costosissimi sintetizzatori per musicare un’ideale sinfonia di sottofondo all’evoluzione della Terra. L’originale copertina di Granger presenta una Terra scarnificata che mostra il suo teschio.
Che significato dare alle sei tracce di Oxygene?
I primi echi elettronici che aprono l’album sono associabili al brodo primordiale, la nascita della vita sulla Terra. Alle prime limpide note segue un mormorio di inquietudine che richiama le più cupe melodie dei Tangerine Dream, per poi esplodere in una sequenza imponente (la vita nasce?)
Il ritmo accelera e il brano sfuma nella famosa Oxygene II, un brano più veloce ed energico del precedente e ricco di variazioni virtuose accompagnate da un vento sferzante che richiama il mondo primordiale.
Oxygene III, il brano più breve è forse anche il più angosciante dell’album, battuto da un pulsare che accompagna la tastiera e un lamento non meglio identificabile.
Poi dopo di nuovo il vento sferzante, il celeberrimo Oxygene IV, la frenetica civiltà moderna a cui segue un solenne brano rasentabile una messa da requiem, seguita da suoni robotici (gli umani lasciano il passo alle macchine? Può essere, la tematica era nell’aria, pensando anche a I Robot dell’Alan Parsons Project).
A questo punti il mare e il vento dominano il limpido e malinconico Oxygene VI, probabilmente la civiltà è morta ma la vita rinasce sotto altre forme e ricomincia il ciclo.
Più orecchiabile e fruibile dal grande pubblico tanto da passare alla storia (non di nicchia) della musica elettronica, non c’è persona che non conosca la famosissima Oxygene IV ad esempio, Jarre crea una musica più ammiccante (e meno affascinante) della kosmische musik, ma sicuramente sua cugina.
Dopo Oxygene e il pregevole Equinoxe, Jarre sembra esauire la sua vena più sperimentale e abbraccia sicuramente una logica più commerciale, questo però non toglie lo status di capolavoro alla “sinfonia dell’ossigeno”.

Nota: la mia interpretazione è sola una delle possibili, dato che non ho trovato una spiegazione “ufficiale”. In famiglia per esempio si è sempre detto che Oxygene rappresentasasse la morte della Terra e l’esodo dell’umanità tra le stelle

Tracklist:

Oxygene I (7′40”)
Oxygene II (8′08”)
Oxygene III (2′54”)
Oxygene IV (4′14”)
Oxygene V (10′23”)
Oxygene VI (6′20”)

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dic 16 2007

Un’ottima annata

Published by Zeruhur under cinema

Un film di Ridley Scott. Con Russell Crowe, Albert Finney, Marion Cotillard, Abbie Cornish, Didier Bourdon, Tom Hollander, Freddie Highmore, Valeria Bruni Tedeschi. Genere Drammatico, colore 118 minuti. – Produzione USA 2006. – Distribuzione Medusa

Max Skinner è un abile banchiere specializzato in transazioni finanziarie. Consacrato al denaro nella City londinese, Max ha pochi amici e molti rivali, una vita pubblica in “piazza”, una privata inesistente. La morte improvvisa del vecchio zio Henry lo distrae dai guadagni a sette cifre e lo conduce in Provenza nei luoghi della sua infanzia. Tra le vigne della tenuta Max ritrova i sapori del suo passato, gli amici della fanciullezza e il fedele vigneron di zio Henry, e scopre quelli del suo futuro, l’illegittima figlia del defunto e la deliziosa locandiera, Fanny Chenal, che lo inebrierà più di un vino “da boutique”. Deciso a rientrare a Londra e ai suoi affari, Max cede la tenuta e l’azienda vinicola al miglior acquirente, quello che corrisponde gli interessi del cuore.

Ridley Scott negli ultimi anni sta alternando film pregevoli con cantonate tremende. Purtroppo Un’ottima annata rientra nella seconda categoria. Forse a causa di un Crowe non adatto ai toni della commedia, forse a causa di Scott stesso che non riesce a cogliere l’essenza di un genere che non è mai stato suo, la pellicola è pervasa da una freddezza e una mancanza di pathos disarmanti. Non c’è nulla a supporto della sceneggiatura (comunque pregevole): non un guizzo interpretativo, poco brio da parte di tutti, una fotografia difficilmente solare, che contraddistingue il genere “uomo/donna in fuga dalla vita moderna in un casolare (toscano, francese etc etc)”. Il risultato è un film poco emotivo, lontano tuttavia anche dall’esercizio di stile.

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