Archive for dicembre, 2006

dic 25 2006

Il grande Mare dei Sargassi …

Published by Zeruhur under Senza categoria

imageIl grande Mare dei Sargassi
Jean Rhys

Piccola Biblioteca, Adelphi, 10 €

Ford Madox Ford, che fu lo scopritore di Jean Rhys, scrisse, presentando il suo primo romanzo, che mostrava un istinto per la forma posseduto da rari scrittori, e quasi nessuna scrittrice, di lingua inglese. La Rhys raccontava in quegli anni storie amare, di quotidiana ferocia: l’ambiente erano la Rive Gauche, con le sue colonie di esuli anglosassoni, piccoli alberghi di Bloomsbury, bar, caffè e stanze mobiliate, palcoscenici di storie d’amore ricamate sulla desolazione. Ma col 1939 Jean Rhys scompare: i suoi libri si esauriscono, alcuni fedeli ammiratori continuano a ricordarli e a cercarli, di lei non si sa niente. Solo nel 1958 Jean Rhys è rintracciata in Cornovaglia. Infine nel 1966 viene pubblicato Il grande mare dei sargassi, la sua opera più matura: di straordinaria densità e tensione, questo libro è fra i pochi romanzi memorabili che abbia dato l’Inghilterra in questi ultimi anni e come tale è stato subito riconosciuto.
Siamo in Giamaica, intorno al 1830, in un mondo dove «tutto era fulgore e tenebra». Da una parte le pratiche del voodoo e le storie degli zombi conosciute attraverso la servitù di colore, dall’altra la calma ferocia dei bianchi, l’intrico delle loro vendette e inganni – e tutto accolto in una natura che stordisce col suo splendore: così appaiono le cose alla piccola Antoinette, che già si sente avvolta in un destino avverso. Segue poi il suo matrimonio con un giovane inglese, che la sposa per interesse: ne nasce una passione tristanica, dove «Desiderio, Odio, Vita, Morte erano terribilmente vicini nell’ombra». Finché un filtro d’amore filtrerà soltanto la sciagura, addensata da generazioni sul capo di Antoinette, facendo una sola rovina di quei termini che prima erano già pericolosamente accostati.

Il grande mare dei sargassi è un dramma intenso e assurdo. L’intera struttura narrativa è giocata sul contrasto culturale tra creoli, caraibici e inglesi. I creoli, come prodotto di entrambe le altre culture, non sono considerati né dagli uni né dagli altri. Gli inglesi li definiscono negri bianchi, considerandoli un incrocio inferiore, i caraibici mutuano questa espressione e ciò che sottende, invidiando la loro ricchezza. Antoinette, la protagonista del romanzo, cresce in questo ambiente e soffre della lontananza dei caraibici, che sente come la sua popolazione di appartenenza. La vita di Antoinette è un continuo dramma, che raggiunge il suo culmine quando viene sposata per interesse da un giovane inglese, figlio cadetto e negletto, in cerca della sua dote. A questo punto del romanzo il contrasto culturale diviene personale, in una spirale discedente che porterà al dramma finale della “pazzia” di Antoinette. In realtà non è che una definizione di comodo utilizzata dal marito, che pur di non rinunciare alla cospicua fortuna che il matrimonio gli ha garantito, costringe Antoinette a seguirlo in Inghilterra dove la rinchiude per gli anni successivi in un ala nascosta della sua tenuta. Qui il romanzo diventa gioco letterario, collegandosi con la trama del classico di Charlotte Bronte Jane Eyre. Ma la Rhys non è interessata a sviluppare ulteriormente questo aspetto, concentrandosi invece sulla mavalgità culturale dell’intolleranza, incarnata dal marito di Antoinette che non viene mai nominato. Pur leggendo i pensieri di entrambi, giacché le voci narranti sono due, anche quando seguiamo il filo del marito non possiamo che disprezzare la sua figura ottusa e arrogante. La personificazione dell’Inghilterra colonizzatrice e proto-vittoriana.
Sullo sfondo i bellissimi caraibi, terra di cui la Rhys era originaria e tratteggia padroneggiando uno stile raffinato, accentuando il contrasto tra la magnifica natura e le contraddizioni umane.

3 responses so far

dic 25 2006

winter edition

Published by Zeruhur under Senza categoria

Con oggi ho deciso di inaugurare le versioni stagionali del header (il bannerone in alto per intenderci). La versione che conoscete ci sarà ancora, ma solo per tre mesi all’anno. Diventa infatti la "spring edition" e tornerà a farvi compagnia a Marzo. La summer e la autumn edition invece saranno una sorpresa, anche se sono già pronte e faranno la loro bella comparsa a tempo debito. Intanto a voi la "winter edition" ed eventuali commenti

2 responses so far

dic 24 2006

Natale

Published by Zeruhur under Senza categoria

I miei migliori auguri per un felice Natale e un gran finale per questo 2006 e per un 2007 più felice.

3 responses so far

dic 15 2006

Fahrenheit 451

Published by Zeruhur under Senza categoria

Fahrenheit 451
Ray Bradbury

Oscar Classici Moderni, Mondadori 7.4 €

In un’allucinante società del futuro si cercano, per bruciarli, gli ultimi libri scampati a una distruzione sistematica e conservati illegalmente. Il romanzo più conosciuto del celebre scrittore americano di fantascienza.

Non mi capita spesso di rileggere un libro. I casi si contano sulle dita delle mani. Ma in otto anni passati dalla prima lettura di Fahrenheit 451 non ho mai pensato a una rilettura. Credevo, sbagliando, di ricordare bene l’intreccio. Questa convinzione in realtà era fallata da innumerevoli visioni della versione cinematografica, che ho sempre apprezzato ma che ora ritengo di gran lunga inferiore al romanzo. Il fatto è che non potevo affermare il libro di Bradbury al primo posto della mia personale top ten, avendolo letto a quattordici anni e non avendolo mai ripreso. Così eccoci qui. Se è vero che la trama nel tempo si era sbiadita nella mia mente, il messaggio in genere era ben presente. Ammetto, però, con rammarico di averlo frainteso anni fa.
In Bradbury leggiamo la denuncia sulla possibile negativa evoluzione della nostra società e purtroppo va detto che a distanza di cinquant’anni molto si è avverato. Nel mondo di Fahrenheit 451 non è stato un atto deliberato dello Stato, atto al controllo delle masse, che ha proibito l’uso del mezzo culturale. La società stessa si è posta quel tabù, cercando la semplificazione, la massificazione, nel tentativo di non creare individui infelici che si sentissero diversi, ha gradualmente abbandonato ogni forma di cultura. Lo Stato in questo scenario ha soltanto legittimato un dato di fatto, istituendo i corpi di vigili del fuoco, qui impegnati ad ardere e non a estinguere il fuoco. Si viene così a creare una dottrina dell’anti-cultura, esemplificata nella figura del capitano di Montag: i libri non vengono bruciati in quanto tali, ma per quello che contengono, riflessioni di uomini morti, storie di evasione, tutto l’universo che i libri rappresentano. Chi si avvicina alla lettura, dice il capitano in un delirio di semplificazione, si sente superiore a coloro che non leggono. Perciò la società di Fahrenheit 451 ha deciso di eliminare ogni fonte possibile di diversità, per lasciare i cittadini in una beata incoscienza, che non li rende informati neanche sull’apocalittica guerra che si svolge nelle pagine finali del romanzo.
Dall’altra parte, gli uomini-libro, coloro che hanno mandato a memoria i libri in una società che non permetteva loro di possederli, non si sentono affatto degli eletti. “Tu non sei importante” dice Granger, un uomo-libro, a Montag nelle pagine finali. Anche quando i libri esistevano, aggiunge, la gente li ha rifuggiti creando il sistema attuale. Però è importante che in qualche modo il messaggio che essi contengono venga preservato, lasciando la possibilità di essere scoperto. Quindi Fahreinheit 451 non è un mero inno all’importanza della lettura, ma un inno alla possibilità di scelta, alla libertà.

6 responses so far

dic 14 2006

l’albero

Published by Zeruhur under Senza categoria

L’albero di Natale è un’opera di delicata alchimia: due palle rosse, una argento, tre oro, fili luccicanti di là… Non c’è una ricetta precisa e il risultato infine piace veramente solo a noi. E’ l’istinto a suggerirci la geometria della fastosa decorazione natalizia. Ma tutte queste considerazioni non valgono un soldo se confrontate con il fatto che in fondo la creazione dell’albero è un momento intenso di partecipazione familiare. Per alcuni forse l’unico dell’anno. Per me fortunatamente uno dei tanti.

7 responses so far

Next »