Archive for novembre, 2006

nov 30 2006

è fatta

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basta cani ringhiosi, proprietari paranoici, villette a schiera sperdute nel nulla…ho finito!!!

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nov 27 2006

Il petalo cremisi e il bianco

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imageIl petalo cremisi e il bianco
Michel Faber

Super ET, Einaudi, 12 €

Londra 1875. Dall’esile candela della sua stanza nel bordello della terribile Mrs Castaway, Sugar, una prostituta di diciannove anni, la più desiderata in città, cerca la via per sottrarre il proprio corpo e l’anima al fango delle strade. Dai vicoli luridi e malfamati Michel Faber ci guida, seguendo la scalata di Sugar, fino allo splendore delle classi alte della società vittoriana, dove violiamo l’intimità di personaggi terribili e fragili, comunque indimenticabili. Come Rackam, il giovane erede di una grande fortuna che diverrà l’amante di Sugar, e sua moglie, l’angelica e infelice Agnes.


Il petalo cremisi e il bianco è una grande prova di letteratura, che ci dimostra come un libro voluminoso e con una trama vagamente ammiccante non sia necessariamente il classico best-seller.
Se dovessi confrontare questo romanzo con illustri predecessori, per ambientazioni, temi e voluminosità non può che venirmi in mente Charles Dickens.
Il libro di Faber comunque è moderno, scritto per i lettori di questa epoca. Dalla primissima pagina veniamo introdotti in un universo narrativo talmente delineato e dettagliato che attraverso le descrizioni dell’autore è impossibile non sentire gli odori delle strade di Londra e vedere le scene nella propria mente come se si fosse presenti. Il petalo cremisi e il bianco è un libro totalmente immersivo, quasi anacronistico nella scelta di dettaglio.
Traspare quindi nel dettaglio un livello di accuratezza fine. Faber ha passato vent’anni a documentarsi sulla vita quotidiana della Londra vittoriana, ma non cade mai nel tranello della digressione sé stante, non è mai pedante. Il punto di vista è sempre alle spalle di un personaggio, di cui conosciamo quindi impressioni, sensazioni e pensieri. Il cambio di prospettiva è spesso repentino e alcune volte mi sono trovato disorientato. Non è tuttavia un difetto, anzi è un grande pregio di dinamicità.
Lo stile: Faber non lascia nulla al caso. Il registro del romanzo è cangiante e varia dal linguaggio ricercato, pieno di eufemismi, dell’alta società vittoriana a quello volgare delle prostitute e delle strade. E’ un’alternanza necessaria per rendere correttamente i pensieri e le azioni di personaggi che si muovono in ambienti diametralmente opposti e contrastanti. L’elemento di maggior stupore è la scelta dell’autore di utilizzare il tempo presente, una tecnica difficile e pressoché mai usata dai narratori, solitamente non facile da seguire per il lettore. Faber ci riesce e ci trasporta in un altro mondo, come se fossimo dei testimoni oculari dei fatti del romanzo.
I protagonisti diventano, pagina dopo pagina, vicini a noi, come se li conoscessimo da sempre. Proviamo nei loro confronti tutta la gamma di sentimenti possibili, ma ritengo per volontà esplicita dell’autore il punto di vista maggiormente trattato è quella di Sugar, la protagonista del romanzo.
Il petalo cremisi e il bianco è la storia di Sugar, di come dai vicoli risale verso l’alta società, influenzando direttamente o indirettamente la vita di una manciata di personaggi le cui vite appaiono blandamente legate ma che in realtà fanno parte di un fitto intreccio di relazioni e destini sorprendentemente complesso, per giungere ad una conclusione logica ma inaspettata che tuttavia non lascia insoddisfatti.

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nov 24 2006

still here

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Terribile ma vero, sto trascurando il mio blog (anzi tutti e tre). In realtà arrivato a sera mi manca la voglia persino di mangiare o di leggere due righe, mi addormento davanti alla tv spossato, mentre nei giorni liberi c’è voglia di fare (o di non fare, in realtà il cazzeggio impera) altro. D’altronde questo è un blog che si basa sulla pura passione. Se non scrivo poesie, se non scatto fotografie, se non rifletto, non ascolto musica, non guardo film etc etc, non ho niente da scrivere. E in questo periodo più che altro lavoro. E non ha senso ancora lamentarsi dei cani, dei padroni maleducati e paranoici e tutti i dettagli spiacevoli quotidiani.
Per quanto riguarda biblios, la mia partecipazione è strettamente legata al fatto di leggere, mentre per Areck Project sono pronti un sacco di articoli, che mi sono dimenticato di postare.
Ma non dispero di tornare in forma…

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nov 13 2006

la stilo

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Da un paio di anni ho riscoperto la passione per la calligrafia e quindi per utensili e supporti per la scrittura a mano. Non che la mia sia una bella scrittura, io per primo la definisco "cacografia", però mi piace farlo e forse sono un pò feticista per penne e taccuini. Peccato che le stilografiche che avevo, per una ragione o per un’altra non mi davano soddisfazione. Una scriveva faticosamente, l’altra era esteticamente brutta.
Ieri mentre giravo per Messaggie Musicali in centro ho visto l’esemplificazione fatta a penna di ciò che cercavo. Ho tergiversato e non l’ho presa subito, ma dopo averci rimuginato una sera e una notte ho deciso di andarla a comprare subito dopo il lavoro. E adesso è mia.

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nov 12 2006

Neve

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imageNeve
Maxence Fermine

Assaggi, Bompiani, 9 €

Yuko è un giovane poeta giapponese. Nei suoi haiku sa cantare solo lo splendore e la bianchezza della neve. Soseki è un anziano pittore divenuto cieco. Vive nel ricordo di un amore perduto. Neve è una ragazza bellissima. Il suo corpo giace per sempre tra i ghiacci. A legare i loro destini, un filo, disperatamente teso tra le cime di due montagne, come simbolo di un esercizio funambolico impossibile da eseguire. Una favola senza tempo, che parla al lettore di vita e di poesia, di amore e di morte, e di un fiocco di neve che cade leggero dal cielo.

Asettico esercizio di stile, che non lascia emozione alcuna al termine della lettura. Non avrei voluto scrivere questo di Neve, tanto più che lo stile di Maxence Fermine è asciutto ed elegante, come si confa a un testo sulla cultura giapponese. E’ anche presentata la cultura degli haiku con i suoi riflessi zen. Dietro questo però, oltre la delicatezza del testo, oltre la poesia della storia e dello stile, siamo di fronte alla fiera delle banalità. Sarebbe sopportabile, anzi potrebbe essere un punto di forza la semplicità, se non fosse che giunti in fondo ci si pone davvero la domanda: ma mi è piaciuto davvero? Davanti all’ambiguità della risposta che mi sono dato non posso che sospendere il giudizio.

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