Come avrete notato la radio di questo blog è muta. E lo resterà per sempre. Last.fm ha cessato l’erogazione gratuita dei suoi streaming che mi avevano deliziato per ore e ore e fatto scoprire nuovi gruppi e artisti. Per ora non c’è un servizio capace di sostituirlo e quindi il Cottage resterà un luogo silente fino a nuovo ordine. Mi sento orfano.
In questi giorni di emergenza nazionale (ma qualcuno la percepisce davvero?) ho letto di molte iniziative e richieste, la più interessante sulla carta sarebbe quella di destinare i fondi raccolti con l’otto per mille IRPEF alla gestione e alla ricostruzione in Abruzzo.
C’è grande confusione sull’otto per mille e trovo che sia necessario fare il punto della situazione per evitare ingenui sprechi di risorse. Innanzitutto (non molti lo sanno) l’otto per mille non si riferisce alla singola dichiarazione come invece il cinque per mille, ma è di fatto un grande sondaggio di opinione dei contribuenti su come destinare il totaledei fondi raccolti, ossia l’otto per mille dell’intero reddito IRPEF. Secondo punto. Data proprio l’ignoranza in materia di distribuzione di questa risorsa, oltre il 90% viene destinato ogni anno alla Chiesa Cattolica. Qui ci sarebbe da aprire una grande parentesi sull’uso che la Chiesa fa effettivamente di questo denaro, che dati alla mano appare molto meno caritatevole di quanto non vogliano farci credere i lacrimevoli spot di questua. Il punto fondamentale resta tuttavia sul risicato 10% che entra nelle casse dello Stato. Anche se l’intero fondo dell’otto per mille fosse riversato allo Stato ecco la gabola, ossia come è suddiviso il ricavato:
44,64% conservazione beni culturali legati al culto cattolico
24,73% calamità naturali
23,03% conservazione beni culturali civili
4,44% fame nel mondo
3,16% assistenza rifugiati
Rendiamoci conto che anche se il 100% andasse allo Stato, del miliardo di euro ricavato, oltre 440 milioni andrebbero comunque per via traversa alla Chiesa Cattolica e solo 247 milioni all’emergenza Abruzzo. In linea teorica, perché in realtà solo 24,7 milioni andranno all’Abruzzo tramite l’otto per mille. Questo per dire in che razza di paese clericale viviamo…
Non si possono prevedere i terremoti, checcé ne dicano i grillini e Travaglio. Si possono ragionevolmente stimare. Stima non difficile considerato che il 60% del territorio italiano è zona sismica. Siamo compressi tra due placche tettoniche, quella euroasiatica e quella africana. E’ la nostra terra e la natura non è né madre né matrigna. Sostanzialmente dobbiamo accettare che vivere in zona sismica vuol dire doversi trovare ad affrontare eventuali catastrofi.
In questa situazione mi hanno disgustato un po’ tutti: i politici, beceri come sempre. I giornalisti al servizio del potere o dello share (vedesi filmato sopra), non dimenticando che il “telegiornale” Studio Aperto era riuscito persino a ridicolizzare Giampaolo Giuliani, che non è certamente l’oracolo che la contro-informazione vorrebbe farci credere, ma che sicuramente poteva essere ascoltato con più attenzione. Ho anche qualche sincero dubbio sulla, pur genuina, mobilitazione su Facebook.
Gli unici “eroi” (termine giornalisticamente logoro e inopportuno) sono come sempre le forze di pronto intervento e i volontari.
L’unica certezza è che l’informazione (ma non serviva una tragedia per confermarcelo) è sempre più spettacolo e meno servizio al cittadino. Non so nemmeno esprimere a parole lo schifo che provo nel vedere questo filmato.
Mi ero sempre ripromesso di non trattare quasi mai politica o religione se non in occasioni particolarmente gravi.
Trovo che la censura (non saprei come chiamarla altrimenti) imposta sulla campagna dei cosidetti “ateobus” a Genova sia vergognosa, anti-democratica e medievale. Puerili tra l’altro i tentativi di giustificarla.
Non ero d’accordo con il messaggio contenuto nella pubblicità, che recita: “La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno”. Volutamente provocatoria, a mio parere cade nella stessa trappola delle affermazioni teiste: esprime un assoluto. Diversa del migliore slogan proposto a Londra “There’s probabily no God. Now stop worrying and enjoy your life” (Probabilmente Dio non esiste. Ora smetti di preoccuparti e goditi la vita).
Semantica? Può darsi. C’è tuttavia modo e modo di esprimere le proprie opinioni e gli inglesi secondo me hanno imboccato la giusta via, con un’affermazione inconfutabile, di stampo scientifico, giacché non esprime un assoluto ma una probabilità.
In ogni caso che qui in Italia iniziative del genere siano giudicate offensive e liquidate dai notiziari senza la dovuta par condicio di opinioni (interrogati in merito solo alti prelati, che io sappia), è indice della nostra arretratezza culturale.
Qui mi dichiaro ateista. Non ateo, che trovo un termine ambiguo e impreciso. Sul dizionario sono sinonimi, tuttavia no è esattamente così: nego infatti la bontà del teismo e della sua concezione di Dio. Qui è proprio semantica, perché qualche volta le finezze segnano la differenza, spesso abissale.
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