ago 25 2008

L’uccello che girava le viti del mondo

Published by Zeruhur at 16:35 under letture

Immagine di L'uccello che girava le viti del mondo L’uccello che girava le viti del mondo
Haruki Murakami

SuperET Einaudi, 16.5 €

Il protagonista è un giovane giapponese che ha appena lasciato volontariamente il lavoro in uno studio di avvocati. È felicemente sposato con una donna in carriera. Tutto ha inizio da due episodi insignificanti: il gatto di casa scompare e l’uomo riceve la telefonata anonima di una donna che con voce sensuale gli chiede un incontro. A partire da quel momento la sua vita, fino ad allora normalissima, inizia a subire una strana trasformazione. Intorno alui compaiono personaggi sempre più strani, e la realtà – il reale – inizia a degradarsi in qualcosa di fantasmagorico.

Surreale. E’ l’unica definizione che riesco a trovare calzante per questo romanzo. Anzi meta-romanzo. E’ un libro composto di storie e personaggi che si intrecciano in modi improbabile attraverso una sottile e impalpabile ragnatela onirica. “L’uccello che girava le viti del mondo” non è la storia di Toru Okada (sbagliata la scelta secondo me da parte della traduttrice di riportare i nomi dei personaggi secondo l’uso giapponese, antemponendo il cognome al nome), ma un caleidoscopio di sogni, persone e vissuti che ruotano intorno al protagonista.
Sublimi i momenti narrativi più intimistici e riflessivi, parto di una mente acuta attenta al dettaglio e capace di dipingere con pennellate lievi affreschi quotidiani eterei ma perfettamente plausibili. Murakami si conferma ancora penna elegante e asciutta.
I comprimari si potrebbero definire i veri protagonisti della narrazione, ognuno apporta il proprio carattere e la propria storia. Lo stile è il più eterogeno che si possa incontrare, dal racconto orale, ai carteggi e perfino a forme di comunicazione tipiche di internet, la chat e l’e-mail. La considerevole mole del romanzo ha permesso a Murakami di sperimentare registri diversi e di arricchire la narrazione con storie dentro la storia.
Il motivo per cui non riesco a dare il voto massimo è dovuto alla terza parte. Se “L’uccello che girava le viti del mondo” fosse limitato alle prime due parti o presentasse una terza al livello delle precedenti si potrebbe senza alcuna riserva definire un capolavoro. Invece nelle ultime duecento pagine il racconto sembra accusare una certa stanchezza e frammentarietà. E’ comunque un’opera pregevole di alto livello, che va affrontata in un momento sereno per poter essere apprezzata nella sua complessità e mole.

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