giu 06 2008
E-book ed editoria
Avevo creduto di poter esaurire l’argomento in pochi post, ma i continui stimoli derivati dai commenti mi hanno dato altro materiale su cui pensare.
Riprendo a tal proposito il commento di Drum, di cui condivido i contenuti (anche se non il tono), che ha citato la licenza Creative Commons, che come chiunque può vedere campeggia fieramente nella sidebar di questo blog da tre anni.
Innanzitutto ricordiamo come i libri non sono rimasti immutati nel tempo. Incominciamo dai papiri egizi, passando per rotoli vari nel mondo classico, per passare ai manoscritti di cartapecora medievali a quelli di carta.
Non tutti sanno che la carta si otteneva un tempo dagli stracci, ossia era costituita da fibre di cotone e lana.
Con l’invenzione della stampa arriva una rivoluzione, ma è bene ricordare quanto già detto da Drum, non è una rivoluzione approvata da tutti, anzi è osteggiata.
Quello che a noi riesce facile da comprendere è che fino ad allora i libri sono manoscritti e miniati, ossia raggiungono una qualità artistica. La tipografia non è necessariamente un valore aggiunto: è standardizzata, può presentare errori e non è garantita.
I primi libri mai stampati sono bibbie. Per secoli la Bibbia è un testo codificato, approvato e garantito dalla Chiesa. Con l’invenzione di Gutenberg si diffonde la Bibbia in tedesco, quindi in volgare, non controllata dagli organi eclesiastici.
E’ ovvio che i principi della Chiesa vedono di cattivo auspicio la diffusione della stampa.
Certo noi viviamo in un’epoca dove i libri traboccano, possiamo addirittura permetterci il lusso di avere intere biblioteche personali, cosa che un tempo era appannaggio per i ricchi.
Una biblioteca personale ben rifornita di un nobile inglese della Reggenza poteva sfiorare qualche decina di volume. Io in camera mia ne possiedo mezzo migliaio.
Il libro (oggetto di carta) è un bene di consumo, addirittura ci sono quelli che riempono le proprie librerie per fare colore (è stato il caso di mio nonno paterno, anche se la conseguenza diretta è stata che mio padre ha potuto accedere ad una vasta collezione di classici che ha letto avidamente).
La diffusione del libro che conosciamo oggi è data dalla nascita del paperback negli anni ‘60. In Italia fu la Mondadori a vendere il primo Oscar a 250 lire nel 1965, un prezzo abbordabile per un prodotto editoriale assolutamente mediocre.
Per cui non dobbiamo essere tanto certi della bontà del libro cartaceo, in verità la maggior parte di noi legge prodotti editoriali scadenti, fatta di cartavelina, inchiostro che puzza, pagine incollate malissimo e copertine di dubbio gusto.
Personalmente trovo che in Italia siano pochi a produrre ancora libri belli: Adelphi ed Einaudi e forse qualcun altro che non conosco perché meno noto.
Allora se la veste, il contenitore è così scadente, perché accanirsi? L’editoria di certo non morirà, dato che la stampa è ruolo del tipografo (quello sì, potrebbe aver paura degli e-book). Il ruolo di un editore è ben altro, come potrebbero confermare gli amici Sognatori.






