feb 25 2008
American Gods
American Gods
Neil Gaiman
Piccola Biblioteca Oscar, Mondadori 9.4 €
Dopo tre anni di prigione Shadow sta per tornare in libertà quando viene a sapere della morte misteriosa della moglie e del suo migliore amico. Sull’aereo che lo riporta a casa l’uomo riceve una proposta di lavoro da un tipo piuttosto enigmatico, Mister Wednesday: Shadow accetta, ma gli servirà ancora qualche tempo per scoprire chi sia in realtà il suo capo, chi siano i suoi compagni d’affari e chi i suoi concorrenti.
Neil Gaiman si conferma tra i più innovativi scrittori di letteratura fantastica con questo atipico e complesso romanzo.
Come già in Nessun dove è manifesto un lavoro eccezionale di accurata ricerca e rielaborazione di mitologie classiche e personali. Per affrontare la lettura di American Gods è bene avere un’infarinatura delle maggiori mitologie, giacché gli dei pagani sono letteralmente protagonisti di questo romanzo e non avere i riferimenti necessari per capire chi si muove sul palcoscenico di Gaiman è penalizzante. Per il resto dato che l’accuratezza dello scrittore inglese è meticolosa, tenere a portaa di mano una buona enciclopedia per approfondire gli argomenti non è un’idea malvagia.
Le regole del gioco di American Gods sono:
1) gli dei esistono realmente, come proiezioni del credo dei popoli e sono più forti tanto essi li adorano
2) un popolo che migra porta con se i propri dei
3) l’America non è il luogo per nessun dio
Così Gaiman ci presenta gli dei, bloccati nel nuovo mondo dopo essere stati abbandonati dai loro adoratori in cambio di dei più moderni (la televisione, i media, i fast-food…) e sono costretti a vivere di espedienti e di lavori più umili.
Lo scontro tra vecchi e nuovi dei è inevitabile e coinvolto in eventi fuori dal suo controllo e dalla sua comprensione si ritrova il protagonista del romanzo, ingaggiato niente di meno che da Odino.
American Gods è un romanzo sicuramente rivolto a un pubblico adulto, caratterizzato da una vena macabra e gotica (come Nessun dove d’altronde) che lo ascrive al confuso genere new weirde, con tanto di morti che escono dalla tomba (lettore avvisato mezzo salvato).
A volte la sensazione che alcune situazioni siano superflue è forte e la mole del libro rispetto agli eventi narrati è in parte penalizzante, probabilmente sarebbe bastato rendere il testo più asciutto. Tuttavia il complesso e riuscitissimo finale e le dissertazioni filosofico-mitologiche valgono la lettura. American Gods è da considerarsi sicuramente una pietra miliare ma non un capolavoro.







Capolavoro non lo definirei manco io, ma sicuramente è stata una tra le letture più piacevoli di sempre. Ne servono di più, di libri come questo.
See ya!
Non mi ha salvato il commento, ora ci riprovo: ieri ho comprato “Nessun dove”, invogliata dal tuo post di qualche tempo fa. Quando l’avrò letto ti farò sapere.