ott 26 2007
Maggie, ragazza di strada
Maggie, ragazza di strada
Stephen Crane
100 Pagine 1000 Lire, Newton Compton 1 € (disponibile qui)
I libri di Stephen Crane impressero una direzione nuova e improvvisa, un fresco e salutare impulso a tutto il movimento estetico dell’ultimo Ottocento americano: Maggie, sua opera di eserdio, è una narrazione di grande impatto emotivo, scritta in uno stile volutamente disadorno e brutale che disorientò con la sua crudezza i critici e lettori del tempo. Storia di degradazione e di miseria nella New York dei quartieri più sordidi e malfamati, questo breve romanzo è considerato un classico del naturalismo d’oltreoceano, un’anticipazione dei grandi affresci metropolitani di Theodore Dreiser.
Nello studio della letteratura si definiscono gli autori monumento, coloro che hanno una valenza fondamentale nell’economia della storia della letteratura e che reggono alla prova del tempo, e gli autori documento, ossia coloro che si dimostrano particolari testimoni della propria epoca (letterariamente parlando) senza assurgere al livello di monumento.
Crane è sicuramente un autore documento, tanto più che nel suo caso (mi si perdoni il gioco di parole) il suo lavoro assume toni documentaristici. Il verismo di questo autore americano è paragonabile al nostro Verga, salvo che la sua penna risulta decisamente meno coinvolgente di altri autori a lui contemporanei. La descrizione di una New York lurida e volgare (ossia dal punto di vista del volgo, del popolo) assume un valore inestimabile di testimonianza, sicuramente pari a quella dei lavori d’oltreoceano di Engles (saggistica) e Dickens (narrativa). La vicenda di Maggie, tuttavia, è per certi versi semplice e asettica. Fortemente drammatica e senza uscita, la storia non presenta personaggi memorabili. In sostanza il fulcro di Maggie non sono le vicende, quanto più l’ambiente. E’ la particolare condizione dei personaggi che ne decreta le scelte e le azioni. Il degrado che vivono causa la vicenda drammatica della ragazza che osteggiata da una famiglia povera, violenta e ottusa, si riduce alla prostituzione e alla disperazione che la porta infine al gesto estremo sulle sponde di un fiume. Pertanto il brevissimo romanzo di Crane va letto nell’ottica del documento invettiva contro ciò che nella società americana porta alla creazioni di condizioni così drammatiche.







Mi fa piacere che ti sia piaciuto (ripetizione…) questo piccolo romanzo.
Per curiosità: la tua edizione da chi è stata tradotta?
Valeria
P.S.: oggi è in edicola il nuovo graphic novel della Bonelli. Un tomo unico da 304 pagine dal titolo “Gli occhi e il buio”, un po’ thriller e un po’ giallo ambientato nel 1907 a Parigi.
Ci sto pensando se prenderlo oppure no, dopo le ultime sole della Bonelli non vorrei cascarci ancora…
Curata e tradotta da Riccardo Reim
Per quanto riguarda “Gli occhi e il buio” (che è ambientato a Milano, non a Parigi) lo prenderò di sicuro e lo recensirò, in buona parte proprio per l’ambietazione. Io non sono così critico con la Bonelli, come si evince dai miei copiosi commenti
Ho scritto Parigi perché dall’e-mail che mi arriva periodicamente da un sito specializzato in fumetti (segnala novità, ristampe, ecc..), c’era scritto così. Va beh, è un refuso…
Valeria
Bellina questa recensione, se ricapito a Roma centro lo compro, c’è la libreria sotterranea a piazza colonna che li vende tutti a 1000 lire/1€ ^^ e poi mi hai davvero incuriosita ^^ vedremo…e poi la Graphc Novel della Bonelli e reperibile in edicola?_?