gen 09 2007
Il viceré di Ouidah
Il viceré di Ouidah
Bruce ChatwinGli Adelphi, Adelphi, 7 €
Più di un secolo dopo la morte di un celebre negriero, Dom Francisco da Silva, i suoi numerosi discendenti si riuniscono a Ouidah, nel Dahomey, «per onorare la sua memoria con una messa di requiem e un pranzo». Sono una folla variegata di poveri e di ricchi, che hanno un rimpianto in comune: l’epoca della tratta degli schiavi, «perduta età dell’oro in cui la loro famiglia era stata ricca, famosa e bianca … Ognuno di loro teneva appeso il ritratto di Dom Francisco fra le immagini dei santi e della Vergine: attraverso di lui si sentivano collegati all’eternità». Da questa scena di grottesca maestà prende l’avvio una narrazione che ci riconduce ai primi anni dell’Ottocento, quando il giovane brasiliano Francisco da Silva si imbarcò per cercare fortuna in Africa. Da quel momento si snoda dinanzi a noi una sequenza di fatti che ci cattura come un incessante delirio. Il re pazzo del Dahomey, che poggia i piedi sulle teste mozzate di un ragazzo e di una ragazza; le sue feroci Amazzoni, che vanno in caccia di vittime da vendere come schiavi; i teschi dei nemici minori del re ammucchiati su vassoi di rame, mentre quelli «dei grandi erano avvolti nella seta e conservati in ceste imbiancate»; il negriero tuffato nell’indaco per renderlo uguale ai negri; il sordo lamento di una reclusa centenaria; Dom Francisco in rovina che fa suonare insieme i suoi carillon svizzeri. Sono immagini che lampeggiano un attimo e si mescolano ai colori invadenti della natura, dei muri rosa scrostati, dei costumi di una Semiramide dell’Opera di Rio che finiscono indossati dai cortigiani del re del Dahomey. Con magistrale precisione, Chatwin ha ricomposto nella sua prosa asciutta e vibrante le schegge disperse di una storia vera che ha l’andamento di un inestricabile sogno, punteggiato di atroci sorprese. Le voci del passato si ritrovano qui, insieme ai discendenti del negriero Francisco da Silva, «viceré di Ouidah», a spargere «cibo, sangue, piume e Gordon’s gin sul letto, tomba e altare del Morto».
In questo romanzo Chatwin sviluppa la sua corrente aneddotica, che nei suoi saggi e articoli è funzionale all’esposizione, e restituisce una biografia dai tratti leggendari di un personaggio realmente esistito.
La vicenda prende le mosse durante l’anniversario della morte di Dom Francisco Da Silva, quando i suoi discendenti si riuniscono per celebrare l’evento. La famiglia Da Silva, il cui sangue brasiliano è diluito dal tempo, ormai è una parte integrante della popolazione africana. Tuttavia la grande dinastia è radicata nelle tradizioni e si identifica nella propria ascendenza. Sono un caso esemplare del prodotto dell’imperialismo, tanto avulsi dalla realtà da non considerare neanche la rivoluzione politica e sociale del Dahomey, che nel frattempo è divenuto l’odierno Benin. Nel descrivere la decadenza della discendenza del patriarca brasiliano, Chatwin ricuce le fila della vita di questo avventuriero, che trovatosi al posto giusto nel momento giusto, è riuscito a costruirsi un impero personale basato sul rispetto e la complicità del re del Dahomey e la ricchezza e i rapporti commerciali con gli americani basati sullo schiavismo. Chatwin ci presenta altresì la terra di follia e dalla miriade di contraddizioni che è l’Africa, dove regnano sovrani pazzi e dove un uomo senza patria e famiglia può costruirsi la propria fortuna, anche se quando si conclude la vicenda, l’impero di Da Silva si sfalda, come se la sua potenza fosse un riflesso stesso della sua persona, destinato a indebolirsi come egli stesso raggiunge la senilità.







Chatwin mi piace, in linea di massima, però questo romanzo basato su di una storia vera non lo conoscevo. Devo prendere nota?
se ti piace chatwin, non vedo perchè non dovresti leggerlo, tanto più che non è un grande impegno in termini di ore (consiglio spudoratamente di parte, io adoro chatwin
E’ andata! ^___^
ehi,io inizio oggi a leggere UTZ di Chatwin!
Utz non mi ha fatto impazzire, ho preferito Sulla collina nera tra i romanzi e comunque preferisco il Chatwin viaggiatore/giornalista, fammi sapere come va
mah…procede ma non è un granchè…