giu 17 2006
La metro in superficie
Cambiare prospettiva. Nel mio lavoro in cui l’osservazione è spesso fondamentale, il cambio di prospettiva assume una certa rilevanza. Ma osservare per me è anche un atto puramente contemplativo, mi piace farlo ogni volta che ne ho l’occasione e non solo per motivi di studio.
Per questo oggi mentre tornavo dal centro, ho deciso di non scendere alla mia solita fermata del metro. Volevo vedere ancora una volta, come ho fatto raramente, come cambiasse usare la metropolitana quando il treno sbuca in superficie. L’ho fatto solo per vedere come apparisse la carrozza illuminata dalla luce del giorno. Poi preso dalle mie meditazioni, ossia pensando di scrivere già queste parole, ho deciso di proseguire fin dove il mio biglietto a tariffa urbana mi permetteva. La stazione in questione, Cascina Gobba, è particolare, una delle poche ad avere quattro binari anzichè due. La prima cosa che ho notato aspettando il treno di ritorno è come sia diverso rispetto all’attesa in galleria. Non si sente il tipico suono di aria compressa che preannuncia il treno sottoterra e quasi sbuca sul binario senza che ci si accorga.
Ma la carrozza sulla quale sono salito era incredibilmente calda e pervasa dal odori maleodoranti. Quindi sono sceso alla stazione successiva. Attendere il treno a lungo in superficie è molto diverso. Ho notato un ragazzo che fumava e telefonava al cellulare, mentre ovviamente sottoterra è impossibile fare l’una e l’altra cosa. Le distrazioni sono maggiori: si odono le automobili scorrere a grande velocità sulla strada che costeggia i binari, si è accarezzati da vento ed è possibile vedere le fronde ondeggiare. E’ decisamente più gradevole, almeno per me.
Per questo oggi mentre tornavo dal centro, ho deciso di non scendere alla mia solita fermata del metro. Volevo vedere ancora una volta, come ho fatto raramente, come cambiasse usare la metropolitana quando il treno sbuca in superficie. L’ho fatto solo per vedere come apparisse la carrozza illuminata dalla luce del giorno. Poi preso dalle mie meditazioni, ossia pensando di scrivere già queste parole, ho deciso di proseguire fin dove il mio biglietto a tariffa urbana mi permetteva. La stazione in questione, Cascina Gobba, è particolare, una delle poche ad avere quattro binari anzichè due. La prima cosa che ho notato aspettando il treno di ritorno è come sia diverso rispetto all’attesa in galleria. Non si sente il tipico suono di aria compressa che preannuncia il treno sottoterra e quasi sbuca sul binario senza che ci si accorga.
Ma la carrozza sulla quale sono salito era incredibilmente calda e pervasa dal odori maleodoranti. Quindi sono sceso alla stazione successiva. Attendere il treno a lungo in superficie è molto diverso. Ho notato un ragazzo che fumava e telefonava al cellulare, mentre ovviamente sottoterra è impossibile fare l’una e l’altra cosa. Le distrazioni sono maggiori: si odono le automobili scorrere a grande velocità sulla strada che costeggia i binari, si è accarezzati da vento ed è possibile vedere le fronde ondeggiare. E’ decisamente più gradevole, almeno per me.






