feb 12 2006

In Patagonia

Published by Zeruhur at 19:58 under Senza categoria

Bruce Chatwin
In Patagonia

Gli Adelphi 8.5 €
Biblioteca Adelphi 14,5

Dopo l’ultima guerra, alcuni ragazzi inglesi, fra cui l’autore di questo libro, chini sulle carte geografiche, cercavano il luogo giusto per sfuggire alla prossima distruzione nucleare. Scelsero la Patagonia. E proprio in Patagonia si sarebbe spinto Bruce Chatwin, non già per salvarsi da una catastrofe, ma sulle tracce di un mostro preistorico e di un parente navigatore.
Pubblicato nel 1977 come opera prima, questo libro appartiene alla specie rarissima dei libri che provocano una sorta di innamoramento. La Patagonia di Chatwin diventa, per chiunque si appassioni alla sua scrittura, un luogo che mancava alla propria geografia personale e di cui avvertiva segretamente il bisogno.

Apro così questa recensione, in un modo che, senza immodestia, credo sarebbe piaciuto anche a Chatwin: raccontando un aneddoto.
L’aneddoto poi è legato ad un oggetto che Chatwin amava particolarmente, il famoso taccuino moleskine. Proprio affascinato da questo taccuino, non conoscendo ancora nulla della sua storia, un pomeriggio incominciai a navigare su internet alla ricerca di notizie su di esso. E così sul sito ufficiale del moleskine incappai in Chatwin. La sua storia si intrecciava a quella del taccuino, attraverso le sue stesse parole, tratte da uno dei suoi libri e offerte sul sito. Rimasi ammaliato dalla semplicità coinvolgente del suo stile e mi ripromisi di leggerne qualcosa.
Cercai allora di documentarmi sulla sua persona e la sua opera e non feci fatica a trovare una bibliografia.
Così circa una settimana fa sono andato in libreria deciso a incominciare dal primo libro: “In Patagonia”
Il libro si apre con un ricordo di infanzia, un’ottima introduzione che spiega i motivi che hanno spinto l’autore a recarsi in un luogo sperduto in capo al mondo. Stupisce subito per la freschezza del linguaggio e uno humor inglese davvero diabolico.
Bisogna premettere comunque che Chatwin non è intenzionato a descrivere il suo viaggio, ma piuttosto l’oggetto del viaggio. Se cercate il classico racconto di viaggio dove l’autore descrivere solo azioni e sensazioni, “In Patagonia” non fa per voi.
Il racconto di viaggio di Chatwin non si esaurisce nella mera descrizione. L’autore comprende bene che un luogo è fatto dalle persone che lo abitano. Sono le storie dei patagoni quindi, che si intrecciano al racconto. Il libro è per metà il racconto del viaggio tout court, per metà un compendio di aneddoti che uno dopo l’altro costituiscono la storia informale della Patagonia, il suo humus culturale cui non si può prescidendere per comprendere un popolo e quindi il suo territorio. Nella pagine di Chatwin emergono figure di grandi avventurieri da Darwin a Butch Cassidy e Sundance Kid. La Patagonia quindi è la frontiera estrema, l’ultimo west e pertanto il simbolo stesso del viaggio.
Il carattere di luogo selvaggio non è reso nella descrizione dei luoghi (seppur non manchino stupende quanto lapidarie descrizioni di paesaggio), ma piuttosto nelle vite di coloro che hanno intrecciato la loro storia con questa terra, nel passato e nel presente. Quando non è l’aneddoto storico ad espletare questa funzione, sono i ritratti di quotidianetà che Chatwin ci offre.

2 responses so far

2 Responses to “In Patagonia”

  1. utente anonimoon 17 mag 2007 at 13:17

    Prova a leggere “l’ltimo treno della Patagonia” di Paul Theroux.

    Dopo questo ho lett Chatwin e l’ho trovato un pò noioso

  2. Zeruhuron 17 mag 2007 at 14:01

    purtroppo il libro di Theroux ha un prezzo decisamente esorbitante

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