gen 27 2010
Avatar
Avatar
di James Cameron
con Sam Worthington, Zoe Saldana, Sigourney Weaver, Michelle Rodriguez e Giovanni Ribisi
Jake Sully è un marine costretto su una sedia a rotelle che accetta di trasferirsi sul pianeta Pandora (distante 44 anni luce dalla Terra) in sostituzione del fratello morto. Costui era uno scienziato la cui missione era quella di esplorare il pianeta mediante un avatar. Essendo l’atmosfera del pianeta tossica per gli umani sono stati creati degli esseri simili in tutto e per tutto ai nativi che possono essere ‘guidati’ dall’umano che si trova al sicuro dentro la base. Pandora però non è solo un luogo da studiare. È soprattutto un enorme giacimento di un minerale prezioso per la Terra su cui la catastrofe ecologica ha ridotto a zero le fonti di energia. Uomini d’affari avidi e militari si trovano così uniti nel tentativo di spoliazione del pianeta. C’è però un problema: gli indigeni Na’vi non hanno alcuna intenzione di farsi colonizzare. Il compito iniziale dell’avatar di Jake sarà quello di conoscerne usi e costumi e di farsi accettare all’interno delle loro comunità. Sarà così in grado di riferire se sia possibile sottometterli. Jake conosce così Neytiri, una guerriera Na’vi figlia del capo tribù. Da lei impara a divenire un guerriero molto diverso dal marine che è stato e se ne innamora ricambiato. Da quel momento la sua visione dell’impresa cambia.
Torno dall’esperienza cinematografica più suntuosa di sempre. Avatar è un film visivamente prepotente e grandioso, tanto che il mio consiglio è sicuramente quello di vederlo nelle sale che offrono la terza dimensione, che rendono la fruizione della pellicola nel modo più compiuto, così come ideato dal regista. Avatar a livello tecnico ha introdotto un nuovo standard. Non quello 3D, intendo uno standard di fare scenografia digitale. Bisogna però considerare un secondo elemento: Avatar è innanzittutto una colossale opera di world building. Il mondo di Pandora è vivo e vivido, sin dalla prima scena. Durante la proiezione non ho mai avuto una sensazione di artificioso, che ho provato con molte delle pellicole degli ultimi anni. Il film è un’esperienza totalmente immersiva, un’opera di completa sospensione di incredulità.
Ho detto che Pandora vive. Mai quanto nel più vero senso della parola. Il pianeta è una immensa rete neurale, una biosfera interconnessa che estende il notissimo concetto alla base della teoria di Gaia. Di fronte all’immensità di tutto ciò, vorrei confutare le voci che restituiscono Avatar come una versione aggiornata di Pocahontas. Chi lo dice non ha capito la profondità del film, ma probabilmente neanche la superficie dato lo sviluppo della vicenda.
Gli esseri umani, parassitici e avidi di risorse, spinti dalla distruzione del loro ecosistema e impoverimento delle proprie risorse si spingono sul lontano pianeta per estrarre un preziosissimo minerale e lo fanno nel proprio stile: colonizzando e distruggendo l’ecosistema locale. Come ho detto tuttavia Pandora è un pianeta vivente (anche se non senziente) e questo elemento di trama sarà fondamentale alla risoluzione della vicenda. Inoltre vorrei sottolineare che la spiritualità di Avatar non ha nulla di mistico, è insita nella biologia delle forme di vita che popolano il pianeta. I Na’vi non sono solo un incrocio prosaico di nativi americani, aborigeni australiani e boscimani con la pelle blu. La loro cultura non è un voodoo misticheggiante (per usare le parole di uno dei protagonisti umani). Il loro panteismo è fondato, è vero.
In Avatar i cattivi sono gli esseri umani e se lo meritano tantissimo. “Hanno distrutto la loro madre”, per citare ancora le parole dei personaggi, ossia sono quel tipo di umani che io mi auguro smetteremo di essere un giorno. Non riescono a distruggere Pandora, tuttavia, e noi ne siamo grati. Avatar attraverso gli alieni impartisce una lezione di grande umanesimo. Quello vero, non quello specista.







Sono perfettamente d’accordo sia sul fatto che questo film riesce a trasmettere un mondo senza mai sembrare artificioso, sia sulla bellezza della storia che solo ad un’occhiata distratta potrebbe sembrare banale. Cameron ha atteso parecchi anni per riuscire a dare vita a quello che quindici anni fa non poteva sperare di imprimere su pellicola, ma è valso la pena aspettare.