lug 15 2008
La lapide
Ogni pietra tombale è una storia. Non sempre è una storia manifesta. Spesso è solo due date e un nome. Spesso proprio queste hanno da raccontarci di più. Così per caso mi ritrovai in un antico cimitero di campagna sul retro di una chiesetta romanica che aveva resistito alla prova del tempo. Non c’era un motivo particolare che mi avesse condotto in quel luogo, salvo la pura curiosità. O forse nel profondo della mia anima qualcosa mi spinse ad addentrarmi in quel luogo di eterno riposo e silenzio totale. Non era affatto lugubre: una brezza leggera spirava cullando le fronde degli alberi non lontani e rendendo il prato un mare d’erba oscillante al vento. Si respirava una grande serenità, per nulla simile a quel disagio che si può provare al pensiero della morte. Era un luogo protetto, calmo, immerso nella pace. Eppure una di quelle pietre gridava nel vento e io, come attratto magneticamente verso di essa, non potei far altro che accovacciarmi a leggere la lapide. Solo allora mi resi conto che qualcosa non era al proprio posto: quella pietra anche all’occhio più inesperto sarebbe risultata fuori posto. Semplicemente non sembrava appartenere all’epoca delle altre lapidi. Eppure era stata ben collocata, tanto che al primo sguardo nessuno avrebbe potuto notarla tra le altre. Non capii subito la singolarità che a chiunque altro sarebbe balzata all’occhio: la lapide era priva di nome.
Chi era il misterioso ospite che giaceva sei piedi più sotto? Perché la pietra tombale non riportava nessun dato sulla persona che era un tempo? Il pensiero mi fece rabbrividire. Quando lasciamo alle nostre spalle la vita, sopravviviamo solo nei ricordi delle persone care. Ma quando anch’esse scompaiono, allora tutto ciò che resta di noi è una lapide, un nome e due date. In questo non avevo mai visto nulla di negativo. Provavo una curiosità particolare per quelle pietre e spesso, dopo aver letto un nome che mi incuriosiva, facevo ricerche presso l’anagrafe o la parrocchia per sapere della vita del defunto. Non ritenevo che fosse morboso, anzi ero profondamente convinto che in qualche modo rinvigorissi la memoria del passato, poiché senza le mie ricerche, nessuno si sarebbe ricordato dell’uomo dietro alla lapide.
Quella lapide liscia, senza incisioni mi inquietava. Non c’era modo di sapere chi vi fosse sepolto, a meno che non trovassi nel parroco persona di squisita disponibilità. L’ora non era tarda e mancava ancora un’ora alla messa del pomeriggio, quindi decisi di importunare il prete, sperando che fosse disponibile a soddisfare la mia curiosità.
Aggirai il perimetro della chiesa. Era un’architettura di buona fattura, solida e rustica come lo stile romanico richiedeva. La sua sobrietà mi piaceva particolarmente. Giunsi dunque al portone e senza indugio entrai nella chiesa. Il portone era di solida quercia, non particolarmente decorato. L’interno consisteva di una singola navata, come è normale per edifici di quella dimensione. Intinsi la mano nell’acquasantiera e mi feci il segno della croce. Il parroco si aggirava tra le panche, probabilmente per distribuire i messali. Mi avvinai compitamente ed egli mi notò subito.
Il prete si dimostrò particolarmente cordiale anche se divertito dalla mia curiosità per il piccolo cimitero. Mi disse che risaliva a circa duecento anni prima, prima che Napoleone costringesse all’uso dei cimiteri convenzionali. La cosa non mi stupì affatto, quei piccoli cimiteri parrocchiali ormai erano perfino rari da scovare.
Poi accennai alla lapide senza nome. Egli mi squadrò con aria perplessa, assicurandomi che tutte le lapidi erano nominate e datate. Per convincermi maggiormente mi accompagno personalmente sul retro della chiesa. Dalla distanza indicai la lapide misteriosa e il parroco mi assicurò: «Ma quella lapide ha un nome! Guardi con i suoi stessi occhi!»
Allora mi avvicinai e mi resi conto che effettivamente la lapide era incisa. Una lama di ghiaccio mi trafisse il cuore. Mi voltai di scatto, ma il prete era scomparso. Mi aggirai nei dintorni della chiesa, ma ciò che vidi non aveva senso, o forse acquisiva un senso macabro. La chiesa era diroccata e sprangata, eppure poco prima era perfettamente integra. Tornai sui miei passi e guardai di nuovo il nome sulla lapide. Mentre di nuovo la brezza spazzava i campi, provai un senso di tristezza nel leggere il mio nome.






