Archive for Novembre, 2007

Nov 27 2007

Volto Nascosto n°2: Briganti

Published by Zeruhur under fumetti

1894. A Roma, Ugo ha cambiato lavoro, è impiegato presso un notaio che amministra le fortune di molte famiglie importanti. Una sera, tornando a casa, viene aggredito da un pugno di delinquenti di strada. Vittorio De Cesari, un ufficiale di cavalleria, lo difende sciabola in mano e mette in fuga i malintenzionati. Tra Ugo e Vittorio nasce una profonda amicizia. L’ufficiale è il giovane rampollo di una nobile famiglia che possiede una tenuta ai Castelli Romani. Vittorio sceglie Ugo come proprio amministratore. Nel frattempo Ugo si è infatuato di Matilde Sereni, un’affascinante gentildonna romana. Commette però l’errore di presentarla a Vittorio. E’ subito evidente che tra i due scocca il classico colpo di fulmine…

Confermando la mia teoria empirica, il numero 2 di una testata Bonelli rivela molto di più che non il primo. Dopo il prologo (ingiudicabile secondo me, almeno fino a che non arriveremo alla conclusione) la scena di sposta nell’Italia di fine Ottocento dove tra le rovine dei fori romani conosciamo il primo compagno di avventure di Pastore, Vittorio De Cesari (ufficiale, poco gentiluomo ma comunque nobile per nascita). Da qui il numero più che altro si sviluppa nell’approfondire l’incontro tra i due e presumo la nascita di un’amicizia che sarà determinante per gli sviluppi di questa graphic novel a puntate. Il livello di sceneggiatura è sempre alto e misteri continuano a non essere svelati. Impagabili le ultime pagine, ma l’aura misteriosa che avvolge Volto Nascosto non credo che smetterà di aleggiare presto.

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Nov 23 2007

Pictures

Published by Zeruhur under musica

Quando Katie Melua esordì quattro anni fa, qualcuno disse “no, un altro clone di Norah Jones!”. Ora, sarebbe tedioso scendere nei meriti delle due cantanti per una disamina completa, ma le due artiste non hanno nulla di simile e asserire il contrario vuol dire essere estremamente superficiali. Norah Jones canta, suona e compone sostanzialmente modern jazz. Katie Melua sostanzialmente del pop, tuttalpiù una musica che si potrebbe definire easy listening. I primi due album sono orecchiabili, anche se non fanno gridare al capolavoro e se non altro le due ballad tratte (The closest thing to crazy e Nine million bycicles) massicciamente trasmesse dalle radio sono entrate in testa a tutti. Gli arrangiamenti di queste due canzoni sono anche apprezzabili.
Ora arrivano le note dolenti: Pictures è un albo piatto, monocorde, ripetitivo e a tratti disturbante. La Melua ha sempre la stessa voce, per tutta la tracklist e quando viene a mancare Mike Blatt nella stesura delle canzoni, ecco che arriva il peggio che si possa ascoltare nell’album. Il terzo album per un artista è sempre un po’ rischioso: solitamente si cerca di spezzare con quanto fatto precedentemente e questo può alienare parte degli ascoltatori fedeli. La Melua non osa neanche, ripropone la stessa formula per la terza volta, senza avere neanche un singolo capace di trascinare. Il tedio sopraggiunge entro il quarto d’ora.

Tracklist:

    1.     Mary Pickford    3:12    
    2.     It’s All In My Head    4:03    
    3.     If The Lights Go Out    3:14    
    4.     What I Miss About You    3:48    
    5.     Spellbound    3:00    
    6.     What It Says On The Tin    3:44    
    7.     Scary Films    4:02    
    8.     Perfect Circle    4:00    
    9.     Ghost Town    3:31    
    10.     If You Were A Sailboat    4:02    
    11.     Dirty Dice    3:39    
    12.     In My Secret Life    4:23    

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Nov 22 2007

La maschera e le tenebre

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Immagine di La maschera e le tenebreLa maschera e le tenebre
Jacqueline Carey

Narritiva Nord, 19.9 €

Terre D’Ange: un regno fondato dagli angeli e popolato da individui in cui una bellezza mirabile si accompagna a un’incondizionata libertà fisica e mentale. Un unico precetto guida infatti le Tredici Case che lo dominano: Ama a tuo piacimento… Phèdre nó Delaunay non è soltanto una delle cortigiane più ammirate di Terre D’Ange, ma anche un’abilissima spia, che in diverse occasioni ha messo a repentaglio la propria vita per proteggere il regno. Ed è per questo che la sua antica nemica e traditrice, Mélisande Shahrizai, si affida a lei quando suo figlio viene rapito per favorire gli oscuri intrighi di un pretendente al trono della corte angeline. Il legame ambiguo che unisce le due donne induce Phèdre ad accettare il pericoloso incarico, perché lei sa di poter contare sull’amato Joscelin, il cavaliere che conosce la sua natura di anguissette (persone che possono mescolare la sofferenza e il piacere per natura e non per costrizione) e che non è mai venuto meno alla promessa di proteggerla e servirla. Eppure Joscelin adesso deve superare una prova durissima: Phèdre infatti non hai mai dimenticato Hyacinthe, l’uomo che dieci anni prima ha rinunciato alla propria libertà per salvarle la vita, ed è decisa a superare qualunque ostacolo pur di ripagare il sacrificio dell’amico. Phèdre e Joscelin si apprestano perciò ad affrontare un lungo e insidioso viaggio, che li condurrà verso corti sfarzose e regni decadenti, terre favolose e mari infiniti. E verso un potere così grande che nessuno osa nominare…

Prima di parlarvi un po’ di questo bel libro, volevo fare un appunto sui titoli italiani: per una volta decisamente più belli di quelli originali. L’intera trilogia in Italia si è guadagnata dei titoli di primo piano, che dimostrano anche uno sforzo dell’editore di riferirsi un po’ al contenuto, cosa che di solito non avviene (ho ancora gli incubi al pensiero di come sono stati tradotti la maggior parte dei titoli del ciclo di Darkover).
Abbiamo lasciato Phèdre un anno fa alla vigilia delle nozze con l’amato Joscelin e con la magia tipica della letteratura eccoci proiettati dieci anni avanti. Il romanzo è il più maturo ed equilibrato della trilogia, come dovrebbe essere buona norma e non è mai. Quasi abbandonata tutta la carica erotica del primo volume, in questo capitolo le vicende si concentrano su una quest che porta Phèdre e compagni ai confini del loro mondo. La mitologia della Terra parallela della Carey, che avevo disprezzato nel corso della lettura de Il dardo e la rosa, ma che avevo apprezzato maggiormente in La prescelta e l’erede, qui è approfondita minuziosamente. Forse più apprezzabile da qualcuno con una profonda conoscenza di angelologia e Bibbia, il modo in cui la Carey trasforma la mitologia ebraica e cristiana adattandola al suo mondo è mirabile e sintomo di uno studio accurato. La penna dell’autrice è sempre elegante e misurata e le vicende, per quanto si stia sempre parlando di un fantasy, raggiungono uno spessore psicologico e una verosomiglianza notevoli. Ho divorato le oltre ottocento pagine in nemmeno tre giorni, preso dalla storia come non mai.

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Nov 20 2007

Dampyr n°92: La macumba dei narcos

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Harlan, Kurjak e Tesla tornano nuovamente in Colombia dove incontrano un vecchio amico, il poliziotto Bobby Quintana. I nostri si trovano di fronte a temibili gangster e devono districare la matassa di una complessa vicenda di droga. Ma stavolta la posta in gioco non riguarda una sostanza stupefacente comune. Quelle che dovranno affrontare, infatti, sono le conseguenze dell’uso della spaventosa “hierba negra” che, se bevuta, permette il ritorno dalla morte nel corpo di un’altra persona, ma soltanto per una notte. E a tramare nel buio, architettando la prematura dipartita del Dampyr, c’è uno dei suoi acerrimi nemici…

Non mi riesce di apprezzare i collaboratori di Dampyr. Per me Dampyr è e resta una creatura di Boselli (men che meno di Colombo, che tra l’altro l’ha abbandonato da anni). Cajelli scrive a un livello discreto, trattando soggetti spesso penosi, Mignacco a partire da certi funghetti allucinogeni di qualche anno fa (n°48, I sotterranei di Parigi) ha tirato una bidonata dietro l’altra. Tuttavia con gli ultimi due albi si è riscattato. La spada senza tempo sicuramente dignitoso e quest’ultimo n°92 nella media della testata. Non amo molto l’ambientazione dell’America Latina, decisamente abusata da Dampyr, né l’acclamato personaggio (tra i fan) di Bobby Quintana, ma La macumba dei narcos si lascia leggere volentieri. Lo scivolone semmai è sul finale dove il solito Marden compare e minaccia a distanza come suo solito. Scena trita, mi chiedo quando si farà vedere sul campo, sperando che non faccia la fine del topo come Vathek.

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Nov 15 2007

Ciclo di Conan il Cimmero

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Se dovessero pormi la domanda “Quale autore ritieni più significativo nella nascita del moderno fantasy?” la mia risposta sarebbe: Robert Erwin Howard. Non Tolkien, non Eddy Rucker Eddison, né C.S. Lewis (questo poi ho qualche dubbio nell’ascriverlo al fantasy).
Tolkien ha una visione manichea della realtà, grandi eserciti che si schierano innumeravoli volte per il dominio della Terra di Mezzo, ma sempre suddivisi tra virtuosi e malvagi. La teoria di Tolkien è che il male sia la corruzione del bene. Pertanto quando i personaggi che in teoria dovrebbero essere buoni non lo sono (Theoden, quando lo conosciamo e soprattutto Denethor) è sempre una causa esterna a determinarne lo stato.
Howard non scrive con l’intento di regalare un’epica al ventesimo secolo (questa era l’intenzione di Tolkien), ma sorprendentemente le origini dei cicli dei due scrittori (distanti per generazione, geografia e background culturale), non solo poi diverse. La madre di Howard è di origini irlandesi e narra le gesta degli eroi dell’isola di smeraldo al figlio, che divenuto adulto ne rimarrà fortemente influenzato. Il giovane Howard si cimenta in tutti i generi possibili e immaginabili, compresa la poesia. Eppure è il genere avventuroso che gli darà maggiore fama. Dapprima, nel 1928, Solomon Kane, risoluto fanatico puritano che combatte l’empietà in giro per il mondo, scontrandosi peraltro con creature e ambientazioni degne di E.R. Burroughs. Si delinea la poetica Howardiana: personaggi forti e indomiti, che si fanno largo con l’uso della forza e assumono doti superumane. Segue Kull di Valusia e nasce l’ambientazione che sarà poi di Conan: un mondo primordiale e selvaggio, costellato di grandiosi imperi dalle capitali maestose, ma continuamente insidiato dalle vestigia dell’antichità e da riti malefici di stregoneria. E’ la nascita del cosiddetto “sword & sorceress” (spada e magia) un modo di scrivere il fantasy che non è epico in virtù degli eroi che lo costellano, ma è epico di per sé. Anzi i personaggi di Howard, tutt’altro che manichei, non rispondono alle categorie di virtuosi o malvagi. Kull di Valusia non riesce a fare breccia nel cuore dei lettori delle riviste pulp e così nel 1932 Howard riadatta un suo racconto (”By this axe, I rule!”, Con quest’ascia, io regno! il che dice tutto del personaggio) e lo trasforma ne The Phoenix on the sword, in cui conosciamo Conan già re della potente Aquilonia. In esso il cimmero combatte contro delle creature inviate ad ucciderlo e si delinea già molto dell’ambientazione di Hyboria, la terra delle avventure di Conan. Howard è debitore in parte dell’amico e corrispondente H.P. Lovecraft, di cui recupera l’idea delle creature antiche e innominabili. Laddovè però i personaggi di Lovecraft vengono sopraffatti dell’orrore e dal delirio, Conan si fa strada a suon di acciaio. Per quanto Howard definisca i suoi personaggi “troppo stupidi per fare qualcosa d’altro che aprirsi la strada con la forza”, in realtà il barbaro è tutt’altro che stupido. Rozzo forse e anche imprudente a volte, ma è un ottimo stratega, ha un forte senso dell’onore e uno strano senso di rispetto per la donna: “anche se la tua razza” dice rivolto ad una donna che gli sta chiedendo aiuto “mi chiama ladrone, non ho mai amato una donna senza il suo consenso”. In questa frase c’è di più: Conan è uno straniero, persino per i suoi sudditi quando diventa finalmente re, con le proprie forze. E’ un barbaro della Cimmeria, una regione del nord, nato in mezzo ad una battaglia e temprato dalla crudezza della sua gente. Nei quattro anni in cui Howard scrive di Conan (fino alla sua morte da suicida, nel 1936) egli compie avventure per tutto il mondo primordiale, è ladro, pirata, mercenario, comandante di eserciti e infine re. Combatte stregoni, esseri dalle stelle e del tempo remoto, perfino malvagi redivivi che lo detronizzano (come in The hour of the dragon, l’unico romanzo su Conan scritto da Howard, che meriterà una recensione a parte). I suoi racconti sono quanto di meglio si può chiedere dal sword & sorceress: esotici, avventurosi, perfino misteriosi e a volte blandamente erotici, sono ammalianti e tengono incollati alla pagina.
In Italia l’edizione migliore è sicuramente quella della Newton & Compton, purtroppo introvabile. Si può ripiegare sulla recente edizione Mondadori in tre volumi (The hour of the dragon, tradotto come Conan il conquistatore è in un volume a parte) dove i racconti sono raccolti nell’ordine di stesura e non della cronologia della saga.

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