Archive for Ottobre, 2007

Ott 30 2007

Volto Nascoto n°1: I predoni del deserto

Published by Zeruhur under fumetti

1889. Ugo Pastore, in Africa al seguito di suo padre che tratta affari per conto della Caput Mundi, una grossa compagnia commerciale italiana, prende parte come consulente alla stipula di un trattato tra l’Italia e l’Etiopia. All’ultimo momento si rende conto che le due versioni dell’accordo, in lingua italiana e in amarico, differiscono nella formulazione di un articolo fondamentale. Non riesce tuttavia ad ottenere alcuna modifica al testo e si convince che da quell’equivoco, forse più voluto che casuale, sia destinata a nascere una disputa dalle funeste conseguenze. Assegnato in seguito ad una spedizione diretta in Sudan, viene assalito dai predoni di Volto Nascosto, un enigmatico profeta guerriero che lo fa prigioniero…

 

Eccoci alla terza miniserie di casa Bonelli. Questa volta si tenta la strada del Graphic Novel (che Sergio Bonelli insiste a definire romanzo a fumetti, sarà il caso che entri nel ventunesimo secolo, che dite?) e ciascuno dei quattordici numeri dovrebbe essere un capitolo dell’avventura. Il condizionale è d’obbligo perché fin’ora la continuity delle miniserie è stata blanda se non oscena (vedasi Brad Barron) e non ho grandi speranze nemmeno questa volta, già a partire dal fatto del titolovindipendente degli episodi.
Il contesto questa volta è classico: Africa coloniale e con un po’ di sciovismo si sceglie l’Africa Coloniale Italiana. Non so ancora giudicare se la scelta sia felice o meno, anche perché il primo numero è decisamente introduttivo, per conoscere il protagonista principale. Che è poi Pastore e non come lascerebbe presagire il titolo della miniserie, Volto Nascosto. Un numero senza infamia e senza lode, si vedrà nei prossimi mesi.

 

 

 

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Ott 27 2007

Pyramid

Published by Zeruhur under musica

Project atto terzo e si parla della caducità dell’uomo. Risulta subito chiaro che il concept dell’album è rivolto alle grandi civiltà che cadono. Se non fosse sufficiente il titolo stesso, Pyramid, riferito al grande impero egizio, ogni dubbio è fugato dal ritornello di What Goes Up (canzone di apertura subito dopo la classica strumentale Voyager, forse un riferimento alla coppia di sonde spaziali che in quegli anni erano in rotta per il sistema solare esterno). Il ritornello recita: “what goes up, must come down, what must rise, must fall” e più avanti prosegue:

How can you be so sure?
How do you know what the earth will endure?
How can you be so sure?
That the wonders you’ve made in you life
Will be seen
By the millions who’ll follow to visit the site
Of your dream?

(Come fai a essere certo? Come sai che la terra durerà? Come fai a esserne certo? Che tutte le meraviglie della tua vita saranno viste dai milioni che seguiranno e visiteranno i siti dei tuoi sogni?)

E’ chiaro che il leit motiv dell’album sia come le cose umane reggano alla prova del tempo. Si parla di siti e di meraviglie, un chiaro riferimento ai faraoni egizi, che seguendo i propri sogni di eternità hanno eretto dei monumenti di incredibilità maestà (ironicamente la strofa può essere più riferita ad un dubbio interiore del faraone che al monito di qualcuno, anche perché effettivamente le piramidi hanno retto la prova del tempo e della memoria). Mentre The Eagle Will Rise Again è una bellissima ballad supportata dalla voce di Colin Blunstone, One More River all’inno di “Don’t look back cause there’s one more river” (non guardarti indietro perché c’è un altro fiume [da attraversare]) torna al tema dell’album sulla questione della linearità del tempo, del non ritorno. E’ una canzone tipicamente parsoniana (con questo aggettivo mi riferisco al Project e non alla persona di Alan Parsons) musicalmente ricca ed eclettica, sebbene dal testo piuttosto ripetitivo. Can’t Take It With You è un chiaro riferimento all’impossibilità di portare con sé le cose terrene nell’aldilà “But the boatman won’t be waiting and he’s leaving here with you” (ma il traghettatore non aspetterà e ti lascerà lì con esso). E’ un chiaro riferimento a Caronte, ma anche un monito alla contingenza dell’essere umano e delle sue opere, ma soprattutto sull’accumulo della ricchezza e dei beni superflui. Dopo la strumentale The Laps Of Gods (siamo sempre in Egitto, ricordiamocelo), che richiama il tema inziale di Voyager e che è ammantata da un’aura di solennità (la costruzione delle piramidi?) ecco la folle Pyramania. E’ una canzone particolarmente arguta che senza una lettura attenta del testo risulterebbe buffa e ripetitiva. In realtà è una critica spietata all’uso della piramide nelle dottrine new age:

I’ve consulted all the sages,
I could find in the yellow pages,
But there aren’t many of them…
And the mayan panoramas
On my pyramid pajamas
Haven’t helped my little problem.

(ho consultato tutti i saggi, l’ho cercato nella pagine gialle, ma non ce ne sono molte… e i paesaggi maya sul mio pigiama a piramide non hanno aiutato i miei piccoli problemi!)

Segue la bellissima strumentale elettronica Hyper-Gamma-Spaces che insieme a Voyager richiama il viaggio spazio-temporale, non solo delle sonde in senso stretto, ma anche metafisicamente parlando dell’uomo. E’ un pezzo piuttosto famoso, purtroppo orrendamente remixato qualche anno fa (spero di non sentirlo mai più in quella versione). Infine la stupenda Shadow Of A Lonely Man. E’ il faraone a parlare attraverso la voce intensa di John Miles. L’uomo più potente del regno alla fine della sua vita è l’ombra di ciò che era, la vecchiaia ormai l’ha preso ed è un uomo solo: il potere l’ha logorato e isolato dal resto del mondo. A cosa è servito? Perché ricordiamocelo: “ciò che sorge, deve cadere”.

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Ott 26 2007

Maggie, ragazza di strada

Published by Zeruhur under letture

Immagine di Maggie, ragazza di stradaMaggie, ragazza di strada
Stephen Crane

100 Pagine 1000 Lire, Newton Compton 1 € (disponibile qui)

I libri di Stephen Crane impressero una direzione nuova e improvvisa, un fresco e salutare impulso a tutto il movimento estetico dell’ultimo Ottocento americano: Maggie, sua opera di eserdio, è una narrazione di grande impatto emotivo, scritta in uno stile volutamente disadorno e brutale che disorientò con la sua crudezza i critici e lettori del tempo. Storia di degradazione e di miseria nella New York dei quartieri più sordidi e malfamati, questo breve romanzo è considerato un classico del naturalismo d’oltreoceano, un’anticipazione dei grandi affresci metropolitani di Theodore Dreiser.

Nello studio della letteratura si definiscono gli autori monumento, coloro che hanno una valenza fondamentale nell’economia della storia della letteratura e che reggono alla prova del tempo, e gli autori documento, ossia coloro che si dimostrano particolari testimoni della propria epoca (letterariamente parlando) senza assurgere al livello di monumento.
Crane è sicuramente un autore documento, tanto più che nel suo caso (mi si perdoni il gioco di parole) il suo lavoro assume toni documentaristici. Il verismo di questo autore americano è paragonabile al nostro Verga, salvo che la sua penna risulta decisamente meno coinvolgente di altri autori a lui contemporanei. La descrizione di una New York lurida e volgare (ossia dal punto di vista del volgo, del popolo) assume un valore inestimabile di testimonianza, sicuramente pari a quella dei lavori d’oltreoceano di Engles (saggistica) e Dickens (narrativa). La vicenda di Maggie, tuttavia, è per certi versi semplice e asettica. Fortemente drammatica e senza uscita, la storia non presenta personaggi memorabili. In sostanza il fulcro di Maggie non sono le vicende, quanto più l’ambiente. E’ la particolare condizione dei personaggi che ne decreta le scelte e le azioni. Il degrado che vivono causa la vicenda drammatica della ragazza che osteggiata da una famiglia povera, violenta e ottusa, si riduce alla prostituzione e alla disperazione che la porta infine al gesto estremo sulle sponde di un fiume. Pertanto il brevissimo romanzo di Crane va letto nell’ottica del documento invettiva contro ciò che nella società americana porta alla creazioni di condizioni così drammatiche.

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Ott 24 2007

Eventi nel metaverso (2)

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In tema di eventi, stasera alla unAcademy si terrà la conferenza Definire una nuova estetica per l’arte e l’architettura virtuale, relatore Mario Gerosa. Purtroppo è richiesta l’iscrizione e ormai si è largamente in overbooking. Granieri assicura che si tenterà un mezzo alternativo per la diffusione dei contenuti discussi questa sera alle 22. Lunedì 29 alle ore 22, sempre presso unAcademy si terrà il gioco di apprendimento Vivere di freebies rivolto ai nuovi frequentatori del metaverso Linden.
Iniziativa interessante quella di Roxelo Babenco, owner della sim Dulcamara. Presso L’isola che c’è è stato fondato un Circolo Culturale che si propone di promuovere artisti e scrittori emergenti. Il progetto è anche rivolto a internettiani tradizionali che incuriositi da SL vogliano partecipare ad eventi di stampo culturale. E’ stato aperto anche un gruppo di riferimento su aNobii, per il resto vi lascio alle parole di Roxelo:

Il Circolo Culturale “LiberaMente”, nasce nella land L’isola che c’è con l’intento di dare vita ad uno spazio dedicato alla letteratura e all’arte.

PREMESSA
Dopo alcuni  mesi trascorsi nella Seconda Vita, giocando e sperimentando, imparando a conoscere le caratteristiche dell’ambiente, è venuto spontaneo chiedersi se oltre il gioco, in SL si potesse mettere in atto un progetto a vantaggio delle aziende  e non solo, combinando gioco,  cultura e marketing.
In Second Life l’aspetto più importante, dunque, è il gioco, che tuttavia si attua attraverso la ripetizione di modelli reali, portati all’esasperazione.
In questo contesto di quasi totale libertà e di eccessi, ci si chiede quale potrebbe essere il modello vincente per aiutare le aziende a mettere in opera campagne di marketing efficaci.
Dal mix gioco,  offerte culturali e di intrattenimento, loro promozione sui territori, presenza costante nella land, deve scaturire il modello di markentig per Second Life.

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Ott 23 2007

Demian n°16: Giorni di Guerra

Published by Zeruhur under fumetti

Per le strade di Marsiglia si scatena una lotta senza quartiere. Jean-Luc Corsari affronta una nuova, spietata organizzazione criminale, decisa a sottrargli il controllo della città. “Le Loup” non esita a coinvolgere Marie nella sua ultima battaglia, in uno sperduto paesino di montagna. Una battaglia che sembra già perduta. Ancora una volta, Demian dovrà cercare di togliere dai guai la bella figlia del suo migliore amico, anche se, forse, Marie non vuole affatto essere salvata!


Qui si conclude la vicenda di Jean-Luc Corsari e devo ammettere che un po’ di amaro in bocca è rimasto. La tensione che si era creata nel numero precedente tra Le Loup e Marie Velasco era evidente e qui raggiunge la sua sublimazione. Perfettamente coerenti le reazioni di Gaston e Demian, veramente assurde quelle di Marie e Corsari, soprattutto di quest’ultimo nelle ultime vignette che lo vedono in vita (non è un grande spoiler immagino, comunque non scenderò maggiormente in dettaglio). Per di più incerto resta il destino di Demian (ma chi ci crede… è il protagonista!).

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