Lug 29 2007
La fine del principe

Lug 29 2007

Lug 26 2007
Lug 17 2007
Lug 11 2007
In fugaSuperET, Einaudi, 11 €
Una serie di racconti brevi, collocati in quell’indefinito territorio che per alcuni altro non è che il "Paese di Alice Munro". La maggior parte delle storie si svolgono in piccole città della regione dell’Ontario; protagoniste sono per lo più donne: di tutte le età, anelanti passioni e bramose di libertà. Ma l’autrice racconta anche le ansie dell’adolescenza, i difficili rapporti fra genitori e figli, i diversi aspetti dell’amore, della malattia e della morte. Racconti che in poche pagine condensano un’intera vita. Una scrittrice che costruisce, utilizzando una prosa diretta e fintamente semplice, strutture narrative di grande profondità e complessità.
Un’antologia di personaggi che si muovono su sfondi quotidiani all’insegna dell’inquietudine interiore e dell’incapacità di affrontarla.
I racconti della Munro sono delicati, ma straziano l’anima di chi li legge. Le donne della Munro non sono eroine in senso classico, né vittime, ma semplicemente donne che affrontano la vita.
E’ senza ipocrisia che l’autrice le presenta, colte nei loro contesti familiari e quotidiani, una cornice intimista di stile sublime che ammalia il lettore. La penna della Munro è di incredibile eleganza e i suoi brani sono suggestivi e d’atmosfera.
Si percepisce a mala pena la discontinuità tipica dell’antologia. In parte perché bene tre racconti presentano la stessa protagonista e tre sprazzi diversi della sua vita, ma anche perché lo stile dell’autrice, lungi dall’essere monotono o ripetitivo, crea una sorta di coerenza, anche per le tematiche trattate.
Particolarmente notevole il racconto "Scherzi del destino" che tenendo fede al titolo ci ricorda quanto la casualità possa essere crudele.
Lug 03 2007
ET, Einaudi, 13 €
Roland Michell, giovane studioso londinese mite e riservato, trova accidentalmente in un libro appartenuto a un poeta vittoriano due minute di una lettera indirizzata a una donna. Roland s’improvvisa detective, scopre l’identità della destinataria di quella missiva e coinvolge nelle ricerche la collega Maud Bailey. Ripercorrendo i passi della donna e dell’uomo vissuti un secolo prima, visitando i luoghi dei loro incontri e studiando le opere, i due giovani ricostruiscono e ben presto rivivono, una perduta storia d’amore. I successi di pubblico e di critica mettono in luce quella passione che s’impadronisce del lettore impedendogli di separarsi dal libro finché non sarà arrivato a scoprire la traccia di verità, svelata nel rocambolesco finale.
Aldilà dell’autoironico riferimento alla sua qualità di "romance" di cui la Byatt riporta puntualmente la definizione nella prima pagina, Possessione è qualcosa di totalmente estraneo al genere. E’ un’opera che gioca con la letteratura e decide di farlo attraverso le figure fittizie di due poeti vittoriani che non sembrerebbero avere nulla in comune, fintanto che non compare un carteggio che rivela ben altro che un mero rapporto di corrispodenza tra letterati. Più di metà di Possessione è costituito da carteggi, stralci di diario e poemi, una scelta intelligente e curata dall’autrice, ma che rende notevolmente pesante la lettura, in quanto giustamente le regole di composizione dell’età vittoriana sono rispettate, con i toni altisonanti e pomposi e il gusto dell’understandement tipicamente ottocentesco. Stilisticamente quindi Possessione è una grande prova di letteratura. La vicenda è caratterizzata da una pletora di personaggi, passati e presenti (anche se il presente del romanzo è distante da noi ormai due decadi) dalla costruzione psicologica molto curata e pertanto credibili. Seguendo il filo delle vicende passate quelle presenti prendono via via una piega inaspettata. Nel finale il lettore risulta più consapevole degli studiosi stessi. Non solo perché la Byatt inserisce nella narrazione due momenti che si svolgono direttamente nel passato e non attraverso carteggi o diari, ma anche perché la risoluzione della vicenda, nelle ultimissime pagine è appannaggio solo dei lettori di Possessione e non dei suoi bellissimi personaggi. Il che rende pienamente compiuta l’opera, che si chiude con il sorriso sulle labbra.