Gen 30 2007
Archive for Gennaio, 2007
Gen 24 2007
Nordic Light
Nordic Lightantologia di giovani narratori scandinavi
a cura di Silvia Rota Sperti
Piccola Biblioteca Oscar, 8.4 €
Dal "paradiso scandinavo", civilissimo e per molti versi ancora sconosciuto, arrivano molti dei fermenti culturali più originali e interessanti dei nostri tempi, dalla musica, al cinema, al design. Ma chi sono i giovani che abitano questi paesi dove la luce nordica dipinge paesaggi rarefatti e quasi lunari? Dove le austere capitali si dividono tra ricercatezza high-tech e musica techno, tra un sentito attaccamento alle proprie radici e una grande spinta verso il futuro? Per scoprirlo questa antologia di racconti accompagna i lettori in un viaggio ideale attraverso Danimarca, Svezia e Norvegia, tre nazioni che, per ragioni storiche, culturali e linguistiche, hanno sempre costituito un’entità compatta e quasi mitica.
La Scandinavia, terra di Asir e Vanir, di saghe stupende, landa di mare, boschi e fiordi, è soprattutto l’area del pianeta che ritengo la più civilizzata in assoluto. E’ la patria anche dell’Ikea (sì, fa ridere), degli ABBA, dei Kings of Convenience, dei Lego e così via. Un motivo per tutto questo fermento c’è, ma non saprei capire quale. Un fermento che si riflette anche sui racconti di questa antologia. Premetto che la curatrice ha condotto un ottimo lavoro di scelta. Seppure meno di una dozzina, i racconti di Nordic Light
restituiscono un’immagine chiara, seppure sfaccettata, della cultura scandinava, delle contraddizioni di una società enormemente più colta e civile della nostra (non a caso è la regione con il più alto tasso di lettori del mondo), che pure vive il disagio giovanile ed esistenziale, il tutto in una miscela ambigua e sorprendente. Tutti questi elementi fanno parte dell’humus culturale scandinavo, che traspare dai racconti, a volte maggiormente, a volte in sottofondo. Il secondo elemento comune a molti racconti dell’antologia è il verismo che sembra far parte della letteratura scandinava fino dai tempi di Hamsun o forse oserei dire dai tempi delle saghe norrene. L’antologia è eterogenea, difficilmente giudicabile nel suo complesso. Personalmente ho trovato distante dal mio gusto la sezione svedese, apprezzando di più quella norvegese e soprattutto quella danese. In ogni caso un’ottima antologia curata con tutti i crismi e supportata da un’esauriente introduzione.Gen 21 2007
scuola in crisi?
La mia prima reazione è stata, parlando con mia madre lì presente: "Guarda che articolo intelligente" con tono sarcastico. Sono profondamente convinto che i giornalisti siano coinvolti da anni in questa crisi, ma sto divagando.
Il punto è che ho affrontato il discorso, durante il viaggio di andata verso la montagna, neanche un mese fa con mio fratello. Ero rimasto già sconvolto un paio di anni fa quando miei compagni di corso, usciti dal liceo scientifico, non solo ignoravano le maggiori citazioni di latino, ma neppur sapevano cosa fossero le "idi di marzo" o cosa fosse successo nel 1453. Non sto parlando di persone qualunque, ma di ragazzi usciti dal liceo, che però sembravano non averlo frequentato affatto!
Mio fratello sostiene che in realtà gran parte della responsabilità è familiare: se non si abitua una persona sin dall’infanzia a soddisfare la propria curiosità, a parlare in modo corretto, in sostanza a stimolare la sua cultura, difficilmente la scuola di oggi, come quella di ieri, sarà in grado di fare granché. Io sono sostanzialmente d’accordo. Non credo, come espone l’articolo, che il nodo cruciale sia la scuola media inferiore, bensì la famiglia stessa. Forse è ora che i genitori tornino ad essere tali anziché puntare il dito accusatorio contro gli insegnanti, che seppur con i loro indubbi difetti, per la maggior parte svolgono onestamente il proprio lavoro.
Gen 20 2007
La nave della magia/La nave in fuga
La nave della magia/La nave in fugaRobin Hobb
N.B. Seguendo il malcostume italiano, la fanucci ha spezzato l’originale Ship of magic in due volumi, con però titoli diversi:
La nave della magia
La nave in fuga
Non sono due titoli separati ma due parti del medesimo romanzo, pertanto se ne consiglia la lettura continua
Non lontano dai Sei Ducati sorge la città di Borgomago, grande centro di scambi commerciali e patria di una nobiltà mercantile famosa per le navi viventi, rari vascelli ricavati da un legno magico, in grado di sviluppare una forma di autoconsapevolezza. Gli antichi mercanti di Borgomago, le cui ricchezze sono state consumate dalle guerre combattute al Nord e dagli assalti dei pirati al Sud, sono ora sotto la minaccia di una nuova classe di mercanti, arroganti e senza scrupoli. L’unica speranza della famiglia dei Vestrit per tornare alla prosperità è la Vivacia, una nave che allevano da tre generazioni.
Negli ultimi anni la letteratura fantasy ci ha regalato piacevoli sorprese, grazie a un pugno di autori (come G.R.R. Martin e Steven Erikson) ben decisi ad allontanarsi dalle piste battute del canone tolkeniano, che garantisce ai seguaci ingenti entrate a discapito della qualità narrativa e dell’invenzione.
Robin Hobb appartiene a quel pugno. Già con la Farseer Trilogy (Trilogia dei Lungavista, in italiano) la Hobb si è dimostrata narratrice di razza, capace di ambientare trame solide e verosimili in un’ambientazione sicuramente fantasy, ma non banale. Il mondo dei Farseer, che è lo stesso di questa nuova serie (The Liveship Traders, banalmente tradotto in italiano come i Mercanti di Borgomago) è più vicino alla realtà medieval-rinascimentale che al canone tolkieniano. La magia esiste, ma è qualcosa di infido e sottile, le creature fantastiche (che son ben lontane dai soliti elfi e nani) ci sono, ma appaiono più leggendarie e mitiche che non come presenze quotidiane. In questa seconda trilogia ci spostiamo a sud dei Sei Ducati protagonisti della prima, dove una particolare casta di mercanti possiede e naviga con navi viventi. Da questo presupposto si dipana un’avventura rutilante e imprevedibile, che conferma le qualità di Margaret Lindholm (vero nome dell’autrice): freschezza dell’invenzione, descrizioni vivide e stile scorrevole e coinvolgente. A mio parere questa serie di tre trilogie si sta confermando come quanto di meglio il mercato ha da offrire insieme a G.R.R. Martin e la sua Song of Ice and Fire. L’unico vero difetto è che questo primo romanzo, disonestamente diviso in due volumi con un titolo diverso dall’editore italiano, in realtà non è autoconclusivo come i romanzi della Trilogia dei Lungavista. Le vicende restano in sospeso fino al romanzo successivo. In ogni caso per chi ama la letteratura fantasy e crede che sia più di elfi e nani, ecco pane per i suoi denti.
Gen 16 2007
il sapere umano? forse con internet si può
Parliamo quindi di wikipedia, la più che nota enciclopedia online, scritta dagli utenti. Ha attirato una tempesta di polemica sulla sua presunta inattendibilità e sul suo carattere aperto, che secondo me è il più grande pregio. Grazie a questo sistema chiunque colga un errore può correggerlo. Due critiche mossa a questo sistema sono:
1) chiunque può mettere errori volontariamente. Vero, ma i troll su internet esistono ovunque, è una critica sensata ma incosistente
2) l’errore se non corretto in tempo ragionevole contribuisce alla sua diffusione.
Innanzitutto bisogna considerare che su wikipedia scrivono persone interessate al determinato argomento di un articolo e in secondo luogo che la comunità si sta ingrandendo ma anche selezionando con numerosi "esperti" di ogni campo.
Il mio piccolo contributo a questa grande risorsa si limita alle correzioni di errori qua e là e di traduzioni dagli articoli inglesi. E’ molto soddisfacente.








