Apr 28 2004
mercoledì, aprile 28, 2004
Sono veramente a pezzi e non è ancora finita! Due giorni, due esami e appena 5 giorni per prepararne altri due (sociologia mica bau bau micio micio).
Forse riuscirò a sopravvivere!
Apr 28 2004
Sono veramente a pezzi e non è ancora finita! Due giorni, due esami e appena 5 giorni per prepararne altri due (sociologia mica bau bau micio micio).
Forse riuscirò a sopravvivere!
Apr 22 2004
Non sono nella savana africana come in questa magnifica immagina qua sopra, ma sono nella mia stanza con la finestra aperta. E’ una magnifica stagione, le giornate sono calde ma non soffocanti e si risvegliano suoni e odori (e l’allergia temo). Quello che manca è una cosa che adoro ascoltare quando le sere si fanno sempre più chiare e già il profumo del mare si riaccende nella mia memoria: il canto delle rondini, che anche in città non mi è negato nella bella stagione. E’ bello vedere gli ultimi raggi di sole riflessi dal palazzo di fronte, rivestito di lucide ceramiche verde scuro. Il platano nel giardino è di nuovo rigoglioso. Ero rimasto tanto ferito nel vederlo brutalmente potato, come se avessero tagliato gambe, braccia, mani e dita a un mio congiunto. Ora invece è ricoperto da foglie smeraldine e gli uccellini ci svolazzano attorno. E’ proprio una bella serata…
Apr 18 2004
Mi ricordo che quando ero piccolo mi piaceva stare alla finestra a cavalcioni su una sedia, perchè ero troppo piccolo per superare la parte in basso satinata della finestra. La finestra ovviamente era sempre chiusa, altrimenti avrei fatto dei voli fenomenali, ma non credo sarei sopravvisuto all’esperienza. Le giornate più belle da passare così erano quelle di pioggia. La pioggia cambia i colori del mondo, ma non lo rende più triste, forse più malinconico. Per un bambino è affascinante osservare il mondo trasformato attraverso lo schermo delle gocce di pioggia. A riguardo ho scarsi ricordi, molto nebulosi. Mi ricordo quando il soggiorno aveva ancora la vecchia disposizione dei mobili e una sedia era costantemente accostata alla parete. Ed era quella che usavo per affacciarmi al limpido vetro. I suoni della strada erano ovattati dal doppio vetro delle finestre. Prima che nascessi o comunque subito dopo, i vecchi vetri semplici furono cambiati perchè i suoni dalla strada erano notevolmente fastidiosi, almeno così mi hanno detto. Sopravvivevano solo tre finestre di quel tipo nella nostra casa: nei bagni e in cucina. Questo fino a due anni fa. Mi è sempre piaciuto sentire i suoni della strada, soprattutto di sera. Per questo spesso mi rifugiavo in bagno, quando nessuno doveva entrarci e seduto guardavo fuori dalla finestra, ascoltando le macchina che sfrecciavano nella strada davanti e persino i treni con il loro tipico fischio giungere alla stazione poco lontana. Il suono dei treni mi manca. Penso sia una questione genetica, mio nonno era ferroviere e mia madre ha sempre prediletto i treni all’automobile. Mi ricordo ancora quando si andava a Pesaro in treno, solo io e lei, perchè se si partiva con mio padre eravamo costretti a quattro ore di auto con la sua tipica e temibile andatura. Poco fa ero in bagno e mi tornavano in mente i suoni di una volta. Ora non è più così: un vetro doppio mi separa dall’esterno e la via ferrata vicina in linea d’aria è schermata da panelli insonorizzanti. I suoni della mia infanzia restano solo nei ricordi. Ed è questo il punto. Là rimarranno per sempre intatti come se io in fondo avessi ancora tre anni e con gli occhi pieni di meraviglia, guardano il temporale al sicuro dietro la finestra gridassi ancora a mia madre: “mamma, alluvia!”