ott 13 2007
I Robot
Nel 1977 il Project pubblica il suo secondo album, I Robot. Fondamentale è l’assenza della virgola dopo il pronome. Il concept album è chiaramente un omaggio a Isaac Asimov e al suo ciclo più famoso, ma per motivi di diritti il titolo del disco non poteva essere “I, Robot” come da titolo della famosa antologia asimoviana.
La title track è come spesso accade nella discografia del Project, strumentale, lunga e senza soluzione di continuità con il brano seguente. E’ una track di musica elettronica di ottima fattura, i cui i cori onirico-wagneriani faranno da sfondo a parecchi brani, compreso l’apocalittico Total Eclipse di sapore vagamente reminiscente dei Tangerine Dream (è bene ricordarcelo, essi composero ben prima del Project) e della musica di accompagnamento della classica scena di 2001 Odissea nello spazio, ossia la discesa su Giove. Segue I Wouldn’t Want to Be Like You, il titolo abbastanza ovvio (non voglio essere come voi) è un proclama di indipendenza di pensiero di un robot verso un umano, mentre Some other time ci ricorda l’immortalità della macchina. E’ un pezzo accompagnato dalla pacata voce di Peter Straker con i classici inserti powelliani di orchestrazioni strumentali.
Breakdown è un inno di ribellione robotica, contro l’alienazione del lavoro ripetitivo (impossibile non scorgervi un parallelo con la dottrina marxiana), introdotto da un ossessivo martellamento elettronico che denuncia la ciclicità dell’essere robotico. Don’t Let It Show ha come sottofondo un brano di organo, che richiama una sorta di sacralità del testo (riferito al fatto che un robot non contraddice mai il suo padrone, anche se la sua logica “biologica” lo porta a sbagliare”). Dopo la impossibile da interpretare The Voice che sfocia nella bellissima strumentale Nucleus, nuovamente dai toni onirici molto simili a Dream within a dream dell’album precedente, ecco che sulle note finali di quest’ultima il tono della musica si allegerisce e diviene quasi aereo con Day After Day. La musica più dolce e complessa e meno “meccanica” ha un perché: non è più un robot a parlare ma un umano, che lascia intendere che un giorno l’uomo sarà soppiantato dalla macchina. Questa tesi, mai sostenuta attraverso i suoi racconti, è centrale nell’ultimo Asimov saggista che più volte ha formulato una teoria simile. Sotto questa luce il brano, musicalmente etereo e sognante assume un tono malinconico e inquietante. Inquietudine accentuata dal brano strumentale successivo dal titolo piuttosto esplicitio: Total Eclipse. La fine del genere umano? Parebbe di sì, dato che il brano successivo è intitolato Genesis Ch. 1 V. 32, ancora totalmente strumentale e assolutamente robotica. La nascita della logica civiltà robotica.
A dispetto dei temi fantascientifici I Robot è sicuramente un concept album dai temi sociologici. Il robot: un ribelle, il logico successore del genere umano o piuttosto una rappresentazione di noi stessi?







[...] lasciano il passo alle macchine? Può essere, la tematica era nell’aria, pensando anche a I Robot dell’Alan Parsons Project).A questo punti il mare e il vento dominano il limpido e [...]